
lunedì 31 ottobre 2011
San Marino e quel commissariamento che non torna.

lunedì 26 settembre 2011
Un paese piccolo, dove si conoscono tutti.
Sembra proprio che si apra davanti a noi un autunno molto "caldo". In fondo è già fine settembre e ancora in molte spiagge c'è gente. Ma non basta questo ad alzare la temperatura, che negli ultimi 5 giorni ha fatto scottare più che altro le pagine dei giornali.
La Camorra, la n'drangheta e tutta la compagnia cantante erano sul Titano già dal 2006. Forse da prima. E questa volta non si può certo dire che la frase "erano sul Titano", fosse una metafora. Il significato è terribilmente letterale. Erano, nel senso che ci abitavano, ci venivano a fare spesa, a ricattare le persone, a ripulire il denaro, a minacciare. Tutte quelle simpatiche attività che un mafioso praticante svolge dalla mattina alla sera. Un mestiere strano, quello del mafioso, ma che sicuramente permette di conoscere tante persone importanti.
Soprattutto sulla Rupe fra la Romagna e le Marche, dove in quegli anni (2006 e dintorni) la gente che saliva le stradine di montagna con la 24 ore piena di soldoni era accolta manco fossero tutti figliol prodighi intenti a redimersi e a tornare all'ovile.
Situazione strana, quella sul Titano.
Una fotografia di questo piccolo ma storico paese, metterebbe infatti in luce come caratteristiche tipiche del paesino rurale dove "si conoscono tutti", siano d'un tratto assimilabili ad alcune roccaforti della Camorra e della N'Drangheta nel profondo sud dell'Italia. La Repubblica di San Marino, ad ascoltare le intercettazioni di questi giorni, sembra una vera e propria "ambasciata" mafiosa nel centro italia.
Sono parole forti, ma la verità è che le caratteristiche del nostro piccolo paese, la sua ingordigia di denaro, la sua ridotta dimensione, la sua ruralità, le sue famiglie allargate, l'humus politico in cui "si conoscono tutti" e i favoritismi sono all'ordine del giorno, improvvisamente ricordano da molto vicino le peculiarità tipiche di Giardinello, Brancaccio, Casteltermini, Mistretta e tanti altri piccoli comuni di Campania e Calabria.
Paesi piccoli, dove si conoscono tutti, dove l'omertà e il clientelismo sono la regola. Dove l'unica legge che può essere rispettata, è quella del più forte.
“San Marino? Quel posto... lo adoro”
Non è uno spot. No. Sono le parole del Boss del clan Stolder, che parla tranquillamente al telefono dei traffici in Repubblica.
Un paese piccolo San Marino, dove si conoscono tutti.
SM
mercoledì 24 agosto 2011
San Marino. Un sottobosco affaristico silenzioso e quieto
Saremo malvolentieri lì a dire “E io pago…” per indicare quanto noi cittadini spendiamo ogni minuto per pagare i signori che hanno occupato (si, "occupato") il Palazzo. Minuti spesi soprattutto a chiacchiere e discussioni spesso sterili. Minuti che invece, diventano giorni e settimane e mesi di silenzio assoluto, su questioni spesso talmente spinose e incredibili, che il silenzio, diventa assordante. Questioni come quella che accosta in maniera tutt'altro che sprovveduta il caso Bisignani alla vicenda della Azioni SOPAF. Le storie oscure di Delta infatti, a ben vedere, appaiono d'un tratto affini a logge massoniche, imprenditoria lobbistica e maneggioni vari ed eventuali. Restiamo in attesa di una risposta dal palazzo. Visto che ci siamo, chiediamo lumi anche su Banca del Titano e Punto Shop. Non si sa mai. Anche se sembra che nel sottobosco affaristico di San Marino, il silenzio, sia d'oro zecchino.
sabato 13 agosto 2011
San Marino. Crisi di identità
Quando Erwin Wagenhofer, nel suo celebre documentario "Let's make money", parla dei nuovi concetti figli del mercato finanziario moderno, ascolto rapito quelle parole che scandiscono in modo così chiaro quello che il sistema economico mondiale è diventato oggi. Difficile non pensare immediatamente che anche se stretti in pochi km quadrati, anche San Marino fa parte del mondo.
Anzi, più precisamente, forse fa parte proprio del mondo dipinto dal documentario di Wagenhofer. Un ingranaggio del sistema. Un sistema che al di là delle frasi demagogiche che si potrebbero facilmente tirare fuori, è semplicemente troppo grande per una micro realtà come quella dell'Antica Repubblica di San Marino. Un moloch economico che allunga i suoi tentacoli in tutto il globo terracqueo, e contro il quale è assurdo anche solo pensare di opporsi.
Il territorio, quello rurale e antico, quello fatto di pietre e sudore, di uomini e antiche torri, oggi non conta più abbastanza. Incapace di confrontarsi con la globalizzazione economica che pone un microstato dell'Europa Meridionale al cospetto di gruppi di interesse mondiali, infinitamente più potenti.
Ascoltando le parole di Wagenhofer, resta solo questo. La consapevolezza di osservare oggi, i risultati di un passaggio di un qualcosa talmente grande, talmente denso di marciume, che non si poteva far altro che subire. Siamo vittime.
Vittime non solo oggi, ma da sempre. Perché quando tolgono ad un popolo la dignità della sua fatica, del suo lavoro, non resta nulla.
I libri di storia ci raccontano che cento anni fa San Marino era un paese povero, ma degno. Nel quale la fatica del lavoro quotidiano era determinante. Era tutto. Occupare la mente e le braccia in qualcosa di produttivo per se stessi e per la propria gente significava tutto. Era la vita.
Oggi, alla gente della nostra terra è stato tolto il senso del lavoro. Inseriti per troppo tempo in un sistema che non ha richiesto sforzi, iniziative, idee. Un sistema capace di generare ricchezza senza quella intellighenzia che nei secoli ci ha contraddistinto.
Ma come recita il famoso detto, la speranza è l'ultima a morire. Oggi è tempo di osservare la depressione del nostro tessuto sociale, della nostra terra. E' tempo di comprendere che costruire un futuro ricco significa rimettersi in gioco in prima persona. Senza aspettare chi, venendo da lontano, potrebbe essere interessato a sfruttare nuovamente il nostro paese senza generare ricchezza. Senza lasciare sviluppo, ma solo edifici vuoti. Insensati.
Questo, tradotto in fatti significa imprese nuove, idee nuove capaci di utilizzare al meglio le armi che la nuova economia mondiale ci mette in mano. Vorrei sentire che il mio piccolo paese alza la testa come a dire che anche lui, nel terzo millennio ha qualche cartuccia da sparare.
Abbiamo la fortuna di essere un paese sovrano in un epoca in cui poter decidere la propria strada economica è fondamentale. Ci vuole coraggio, ma come alcune realtà locali hanno dimostrato, creare imprese competitive con il mercato è possibile. Anche in un piccolo paese come questo.Siamo agli albori di una nuova economia, nella quale un piccolo ufficio con poche persone può generare molta più ricchezza di un'industria pesante in capannoni di migliaia di metri quadri.
Sfruttare le nostre potenzialità per generare ricchezza reale, per veder nascere idee e società vere, e non solo casseforti per il denaro degli altri, oggi non è solo un dovere, è una necessità.
SM
___sabato 25 giugno 2011
Visti di profilo.

giovedì 26 maggio 2011
Una Storia Antica come una Fiaba /2

Pubblico il Terzo (mio secondo) articolo pubblicato sul mensile "Sorpresa" sulla storia della Repubblica di San Marino. Nell'anno dei 150 anni dell'unità d'Italia, ripercorriamo a puntate la storia che ha portato San Marino a rimanere indipendente.
Buona lettura.
Nelle puntate precedenti abbiamo visto la nascita della “culla dell'idea” della Repubblica di San Marino. Di come la leggenda ha raccontato nei secoli il modo in cui nasce questa comunità. Abbiamo continuato parlando di come San Marino è entrato a far parte della storia riuscendo contemporaneamente a mantenersi indipendente, senza dover cioè dipendere da nessuno.
Continuiamo questa storia antica come una favola, il cammino di un'idea di libertà.
Siamo nei primi anni del 1200. San Marino è un feudo. Ma cosa vuol dire, dopo l'anno mille, essere un feudo? In cosa consistono i vincoli feudali?
La prima cosa che contraddistingue un feudo come San Marino, è la presenza, accanto al rappresentante del comune, di un vescovo. La città insomma, è trattata come un minorenne che non ha piena capacità giuridica. Il vescovo non è solo una figura di consulenza, è anche giudice, ed ha addirittura il potere di far modificare a proprio piacimento le norme scritte negli statuti.
Insomma, per una comunità che aspira a non dipendere da nessuno, è un bel limite. Ma come liberarsene?
San Marino inizia a lavorare al progetto già nel 1234, quando i Ghibellini (cioè la famiglia dei Montefeltro) sono in fortissima ascesa. San Marino vi si appoggia, dando il suo contributo (non si sa bene in che forma) alla conquista di importanti territori vicini. Ma all'occorrenza, San Marino non disdegna il patteggiamento e il dialogo.
Lo si vede nel 1290, quando Guido di Montefeltro, dopo aver perso San Leo, si ritira e si fa frate. San Marino riesce comunque a limitare le conseguenze dei successi dei Guelfi (i principali avversari dei Ghibellini), ma ottiene, grazie alla diplomazia, due pronunciamenti giudiziari che saranno vere e proprie pietre miliari.
Si tratta di due specifiche richieste da parte di esponenti del potere temporale del papa. Tributi insomma.
San Marino dice di no. E davanti ai tribunali dell'epoca, esce sempre vincitore.
Non paga neanche davanti alle richieste della santa sede. Rivendica la propria indipendenza.
Ma come fanno?
Quei semplici montanari, si arrampicano sugli specchi. Quei tributi non li hanno mai pagati e sono convinti, che per questo non dovranno mai pagarli. Ripetono fino allo sfinimento, che è stato il loro santo a dichiararli esenti. Sono persone semplici i sammarinesi, ma che rispondono in modo chiaro. Straordinariamente chiaro.
Verrebbe quasi da sorridere, se non fosse che alla fine, queste semplici persone riescono a vincere tutti i confronti e a non pagare mai nulla.
Il loro santo li ha dichiarati liberi. Liberi dal papa, liberi dall'imperatore e da chiunque altro.
Liberi e basta.
Continua...
Articolo di Stiven Muccioli pubblicato sul mensile "Sorpresa" di Maggio 2011
Tratto liberamente da “il cammino di una idea” di Marino Cecchetti
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Pubblicato su
Sorpresa! Mensile gratuito della Repubblica di San Marino e del circondario