domenica 20 novembre 2011

Internet sul monte Titano. Intervista di David Oddone a Stiven Muccioli


L'Informazione di San Marino

"Il professionista di internet è diverso dal giornalista classico, gli utenti ti giudicano"

Parla il direttore di Libertas.sm Stiven Muccioli: "Il web non farà scomparire la carta stampata. I giornali del Titano parlano la lingua del Paese"

David Oddone

Internet sta diventando sempre più il punto di riferimento per chi vuole essere informato in diretta di ciò che accade. Ma quello che si legge in rete è attendibile? E la carta stampata è destinata a morire? Chiunque può improvvisarsi giornalista con mouse e pc? Questo ed altro lo abbiamo chiesto a chi è addentro alla questione, il direttore di Libertas.sm Stiven Muccioli.

Direttore, qual è secondo te il ruolo di internet nell'informazione? “Internet negli ultimi anni ha letteralmente rivoluzionato il mondo dell'informazione ed in particolare il ‘come’ le persone si informano. La rete dà la possibilità - storicamente senza precedenti - di pescare le informazioni e le notizie che ci interessano in un lago enorme. Questo rende le persone più libere. Oltre a questo, il web ha spezzato la barriera che divideva ‘il mondo degli esperti’, dal mondo della gente comune, dando la possibilità di interagire, commentare e condividere con altri le informazioni che troviamo. Internet è informazione e conoscenza”.

I sammarinesi usano internet? “Come osservato in un mio articolo qualche tempo fa, la Repubblica di San Marino ha caratteristiche che la distinguono dal resto dell'Europa. Una ricerca del 2006 racconta che il 40% dei sammarinesi usa internet per informarsi. Oggi la percentuale è sicuramente più alta e, più in generale, l'utilizzo della rete è diventata pratica comune quasi in ogni casa”.

Qual è il "profilo" dell'utente medio che utilizza Libertas. sm? “Libertas.sm è a tutti gli effetti un vero e proprio punto di riferimento quotidiano per diverse migliaia di utenti. Copriamo interamente l'area di San Marino e di Rimini, ma è aumentato l'interesse anche da parte di città come Cesena, Forlì e Bologna, senza scordarci del numero enorme di visitatori provenienti da Milano, Roma e dai paesi anglosassoni, ad esempio Stati Uniti e Inghilterra. L'utente medio ha un'età compresa fra i 25 e i 45 anni e dimostra un interesse forte per il nostro sito, restando collegato mediamente più di 10 minuti al giorno”.

Internet e diffamazione. Non credi che siano necessarie norme più severe per chi scrive in rete? “Rispettare le opinioni e dare libertà di parola a chiunque sia riconoscibile è uno dei capisaldi dello sviluppo dell'informazione su internet. Quello che è veramente da evitare è la censura preventiva. Per quanto ci riguarda, quando ci viene chiesto di modificare una notizia perché potrebbe ledere l'immagine di qualcuno diamo la possibilità di inserire all'interno della notizia stessa una replica, creando un dialogo on line e soprattutto, mantenendo fede alla nostra missione di divulgatori di informazione. In questo modo abbiamo sempre risolto ogni problema. La parola d'ordine è sempre ‘Rispetto della libertà di espressione e di pensiero’”.

Parliamo un po' di Facebook. E' diventato una tribuna politica? “Facebook è un social network, già di per se quindi è una tribuna. Una grande piazza dove la gente si incontra per discutere di tanti argomenti. Ovviamente anche di argomenti politici. E' normale”.

In futuro il web farà scomparire la carta stampata? “Non credo. I giornali, così come i libri, hanno una loro funzione precisa, che è radicalmente diversa da quella di internet. Quello che invece sta già succedendo, è un ‘cambiamento’ nel modo di fare giornalismo sulla carta stampata. I quotidiani secondo la mia opinione saranno sempre più improntati ad affermare una linea editoriale riconoscibile. E' per questo che i lettori continueranno sempre a seguirli e a leggerli. Ed è giustissimo”.

L'informazione on-line dovrebbe rimanere gratuita o essere a pagamento? “L'informazione on line nasce gratuita e deve rimanere gratuita. E' la natura stessa di internet. Ogni altra scelta non può che essere deleteria. Basti guardare ai desolanti dati di acquisto dei giornali on line a pagamento, anche a livello nazionale italiano. Ed è ovvio. Internet dà la possibilità di scegliere, e perché dovrei decidere di pagare per quello che da qualche altra parte posso avere gratis? Se Google o Facebook fossero stati a pagamento non sarebbero diventati quello che sono oggi. La chiave del successo del web è la pubblicità. La vera grande innovazione economica è questa: pubblicità efficace, economica e controllata”.

Difficoltà di verificare le fonti nel calderone del web. Cosa ne pensi? “Pensiamo a Wikipedia, la più grande enciclopedia della storia dell'uomo. In passato è stata messa sotto accusa proprio perché spesso le fonti non sono autorevoli o attendibili. Jimmy Wales, il fondatore del sito, rispose che la natura aperta della rete (e di Wikipedia) consentono a tutti gli utenti di contestare, commentare o modificare i contenuti. E' questa la risposta giusta. Se una fonte non è corretta o non autorevole, la condivisione on line fa in modo che esperti e utenti possano contestare, cambiare e verificare. E' un sistema che si auto controlla perché tutti possono essere produttori di contenuti e allo stesso tempo controllori”.

Informazione su internet. Dovrebbe essere in mano ai professionisti o chiunque può improvvisarsi giornalista?“Come in tutti i mestieri del mondo, qualità esperienza e competenza sono determinanti. E' un lavoro molto diverso dal giornalista ‘classico’. Sono gli utenti a giudicarti e a seguirti o non seguirti. Non pagano nulla e di conseguenza non si sentono vincolati in nessun modo. E' un mondo in continua evoluzione che richiede un aggiornamento costante e un confronto quotidiano con il pubblico. Non è sicu ramente un mestiere che si può improvvisare”.

Qual è la tua opinione sulla carta stampata sammarinese? E' all'altezza dei giornali italiani? E la tv di Stato?“Credo che l'informazione a San Marino sia molto diversa da quella italiana. Soprattutto quella dei giornali locali, rivolti al pubblico sammarinese. Siamo un paese molto piccolo, e ovviamente i toni e gli stili di comunicazione sono diversi rispetto ad un quotidiano nazionale italiano o ad un giornale regionale. Sono convinto che i quotidiani sammarinesi siano molto bravi a parlare la stessa lingua del paese in cui sono inseriti. Per quanto riguarda la Tv di stato, il discorso è differente, dato che è rivolta anche ad un pubblico ‘esterno’. Quindi getta uno sguardo anche fuori dai confini sammarinesi, interessandosi delle vicende italiane ed internazionali. Non è un male. E' un indirizzo diverso.

lunedì 31 ottobre 2011

San Marino e quel commissariamento che non torna.


L'inaspettato commissariamento della Banca Commerciale Sammarinese, leggendo dichiarazioni e commenti che si accavallano in questi giorni, sembra proprio l'ennesima picconata ad un sistema bancario già assolutamente allo stremo. Ma a ben vedere, in questa vicenda vi sono alcuni dettagli che non tornano. E' un commissarimento atipico, quello della Banca Commerciale.

Per capire meglio cosa stia succedendo, siamo andati direttamente alla fonte, e quella che vi proponiamo di seguito, è un intervista realizzata in esclusiva per Libertas.sm al direttore della BCS, il dottor Valerio Benvenuto.

Stiven Muccioli: Banca Commerciale è stata posta in Amministrazione Straordinaria da Banca Centrale. Ma in questi giorni si è spesso parlato di commissariamento. Può spiegarci come stanno realmente le cose e la differenza tra i due provvedimenti?

Risponde il Direttore Valerio Benvenuto
Vorrei innanzi tutto specificare che la banca è sana. I conti sono in ordine e la redditività di gestione al 30/06/2011 è aumentata del 39% rispetto allo stesso periodo 2010. Detto questo, voglio specificare che la Legislazione sammarinese prevede tre livelli di intervento, tra i quali il più grave è la liquidazione coatta. L’amministrazione straordinaria è il provvedimento che nel linguaggio comune viene definito “commissariamento”, in quanto all’organo amministrativo della Banca si sostituiscono “commissari straordinari” per un determinato periodo con lo scopo di eliminare le irregolarità oggetto dei rilievi. Come peraltro contenuto nel comunicato di Banca Centrale, l’amministrazione straordinaria non pregiudica affatto la normale operatività della Banca. I nostri sportelli sono pertanto pienamente operativi per ogni tipo di transazione.

Vorrei sottolineare che la Banca non ha alcun debito nei confronti del sistema bancario sammarinese né nei confronti di istituti esterni. Inoltre la nostra Banca ha regolarmente versato 12 milioni di euro di riserva obbligatoria richiesta da Banca Centrale. Anche questo dimostra il buon andamento gestionale.

Quali sono secondo lei i motivi che hanno portato la Banca Centrale della Repubblica di San Marino ad intraprendere tale decisione?

Partendo dal presupposto che la mia presenza in banca risale dalla metà del 2010, le posso dire che si è manifestata nel tempo una scarsa considerazione nei riguardi degli azionisti. La banca, contestualmente alla delibera di aumento di capitale (Giugno 2011), aveva iniziato un programma di totale rinnovamento del consiglio di amministrazione per avvalorare un cambiamento nella conduzione. In occasione di delibere assembleari risalenti al giugno ed agosto del corrente anno infatti, sono stati inseriti nel CDA tre nominativi di inequivocabile risalto professionale, fatto che ha comportato ovviamente un “passo indietro” di amministratori di assoluta importanza nella creazione della Banca e nella sua conduzione, che non hanno tuttavia esitato a “sacrificarsi”.

Ed anche i due consiglieri rimasti dal precedente consiglio avevano nel frattempo espresso formalmente il loro consenso ad essere sostituiti nella prima assemblea, programmata per il novembre 2011, da nominativi di assoluta esperienza professionale, già individuati, che avevano già, a loro volta, confermato l’adesione all’incarico. Queste operazioni erano tutte realizzate nell'ottica di risolvere il problema sollevato da Banca Centrale. La volontà della Banca Commerciale Sammarinese era chiara. Il motivo del provvedimento quindi, non può che essere ricondotto alla indisponibilità di Banca Centrale di considerare validi i cambiamenti in corso di attuazione.

I clienti rischiano di trovarsi in una situazione simile a quella verificatasi con il Credito Sammarinese?

Siamo in una situazione completamente diversa, la Banca è aperta e operativa. Chiaramente se l'atteggiamento della clientela viene condizionato da una ingiustificata paura, questo alla lunga può creare dei problemi, così come li creerebbe a qualsiasi Istituto bancario anche di grandi dimensioni. Il messaggio che voglio inviare ai clienti è che non abbiamo debiti e che la nostra riserva obbligatoria è intatta. Di conseguenza, i clienti non rischiano nulla. In ogni caso la banca ha anche la possibilità di accedere a linee di credito garantite da titoli di proprietà sin qui mai utilizzate. Nessun problema quindi.

Conferma le trattative in corso con un grande gruppo bancario europeo di origine britannica per la vendita delle azioni di maggioranza? Subiranno uno stop dopo quanto accaduto?

Onestamente le posso dire che questa trattativa c'era ed era già trapelata anche in ambienti istituzionali. Un noto gruppo internazionale ha esplicitato l'interesse con una lettera di trattativa in corso. L'evoluzione era prevista a strettissimo giro, in quanto si era in attesa della formale delibera da parte della società che dal gruppo era stata designata a concretizzare questa operazione. L'interesse che questo gruppo può avere per San Marino, deriva secondo il mio punto di vista, dalla ragionevole certezza che in un certo lasso di tempo la Repubblica possa avere una piena operatività con l'Europa.

Si tratta di un investimento certamente non rilevante in rapporto agli asset del Gruppo, ben in grado di “attendere” i tempi di legittimazione europea di San Marino. San Marino potrebbe godere in prospettiva del valore aggiunto di assoluto livello rappresentato dal regime fiscale agevolato. Le vicende degli ultimi giorni sicuramente possono mettere in difficoltà la trattativa, ma in questo momento non sono in grado di fornirle ulteriori precisazioni.

Ritiene che le piccole banche della Repubblica siano destinate a scomparire o ad unirsi tra loro?

Secondo il mio punto di vista, in generale penso che una risoluzione dei rapporti bilaterali con l'Italia consentirebbe a San Marino di proporsi come una piazza conveniente. Per quanto riguarda il settore bancario e finanziario, il futuro dipenderà dalla volontà programmatica degli organi istituzionali. Ovvero, se si vorrà far diventare San Marino una piazza finanziaria evoluta, sicuramente questo attirerà capitali ed il settore avrebbe certamente le dimensioni per consentire la presenza di molti Istituti, come peraltro appare evidente in piazze finanziarie quali il Lussemburgo ed il Liechtenstein.

Se invece il sistema finanziario verrà visto solo in ottica domestica sicuramente e fisiologicamente verrà ridimensionato. Anche se non sempre è possibile realizzare fusioni economicamente convenienti. Una fusione infatti presuppone un progetto industriale, un piano di sviluppo che da un lato tenda ad elevare la qualità e la quantità dei servizi offerti e dall’altro consenta un utilizzo del personale in chiave produttivo/commerciale in quota assai superiore a quella attuale.

lunedì 26 settembre 2011

Un paese piccolo, dove si conoscono tutti.

Sembra proprio che si apra davanti a noi un autunno molto "caldo". In fondo è già fine settembre e ancora in molte spiagge c'è gente. Ma non basta questo ad alzare la temperatura, che negli ultimi 5 giorni ha fatto scottare più che altro le pagine dei giornali.

La Camorra, la n'drangheta e tutta la compagnia cantante erano sul Titano già dal 2006. Forse da prima. E questa volta non si può certo dire che la frase "erano sul Titano", fosse una metafora. Il significato è terribilmente letterale. Erano, nel senso che ci abitavano, ci venivano a fare spesa, a ricattare le persone, a ripulire il denaro, a minacciare. Tutte quelle simpatiche attività che un mafioso praticante svolge dalla mattina alla sera. Un mestiere strano, quello del mafioso, ma che sicuramente permette di conoscere tante persone importanti.

Soprattutto sulla Rupe fra la Romagna e le Marche, dove in quegli anni (2006 e dintorni) la gente che saliva le stradine di montagna con la 24 ore piena di soldoni era accolta manco fossero tutti figliol prodighi intenti a redimersi e a tornare all'ovile.

Situazione strana, quella sul Titano.

Una fotografia di questo piccolo ma storico paese, metterebbe infatti in luce come caratteristiche tipiche del paesino rurale dove "si conoscono tutti", siano d'un tratto assimilabili ad alcune roccaforti della Camorra e della N'Drangheta nel profondo sud dell'Italia. La Repubblica di San Marino, ad ascoltare le intercettazioni di questi giorni, sembra una vera e propria "ambasciata" mafiosa nel centro italia.

Sono parole forti, ma la verità è che le caratteristiche del nostro piccolo paese, la sua ingordigia di denaro, la sua ridotta dimensione, la sua ruralità, le sue famiglie allargate, l'humus politico in cui "si conoscono tutti" e i favoritismi sono all'ordine del giorno, improvvisamente ricordano da molto vicino le peculiarità tipiche di Giardinello, Brancaccio, Casteltermini, Mistretta e tanti altri piccoli comuni di Campania e Calabria.

Paesi piccoli, dove si conoscono tutti, dove l'omertà e il clientelismo sono la regola. Dove l'unica legge che può essere rispettata, è quella del più forte.

“San Marino? Quel posto... lo adoro”
Non è uno spot. No. Sono le parole del Boss del clan Stolder, che parla tranquillamente al telefono dei traffici in Repubblica.

Un paese piccolo San Marino, dove si conoscono tutti.

SM


mercoledì 24 agosto 2011

San Marino. Un sottobosco affaristico silenzioso e quieto


Saremo malvolentieri lì a dire “E io pago…” per indicare quanto noi cittadini spendiamo ogni minuto per pagare i signori che hanno occupato (si, "occupato") il Palazzo. Minuti spesi soprattutto a chiacchiere e discussioni spesso sterili. Minuti che invece, diventano giorni e settimane e mesi di silenzio assoluto, su questioni spesso talmente spinose e incredibili, che il silenzio, diventa assordante. Questioni come quella che accosta in maniera tutt'altro che sprovveduta il caso Bisignani alla vicenda della Azioni SOPAF. Le storie oscure di Delta infatti, a ben vedere, appaiono d'un tratto affini a logge massoniche, imprenditoria lobbistica e maneggioni vari ed eventuali. Restiamo in attesa di una risposta dal palazzo. Visto che ci siamo, chiediamo lumi anche su Banca del Titano e Punto Shop. Non si sa mai. Anche se sembra che nel sottobosco affaristico di San Marino, il silenzio, sia d'oro zecchino.

SM

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Quotidiano Free Press (San Marino) "SM"

sabato 13 agosto 2011

San Marino. Crisi di identità

Quando Erwin Wagenhofer, nel suo celebre documentario "Let's make money", parla dei nuovi concetti figli del mercato finanziario moderno, ascolto rapito quelle parole che scandiscono in modo così chiaro quello che il sistema economico mondiale è diventato oggi. Difficile non pensare immediatamente che anche se stretti in pochi km quadrati, anche San Marino fa parte del mondo.

Anzi, più precisamente, forse fa parte proprio del mondo dipinto dal documentario di Wagenhofer. Un ingranaggio del sistema. Un sistema che al di là delle frasi demagogiche che si potrebbero facilmente tirare fuori, è semplicemente troppo grande per una micro realtà come quella dell'Antica Repubblica di San Marino. Un moloch economico che allunga i suoi tentacoli in tutto il globo terracqueo, e contro il quale è assurdo anche solo pensare di opporsi.

Il territorio, quello rurale e antico, quello fatto di pietre e sudore, di uomini e antiche torri, oggi non conta più abbastanza. Incapace di confrontarsi con la globalizzazione economica che pone un microstato dell'Europa Meridionale al cospetto di gruppi di interesse mondiali, infinitamente più potenti.

Ascoltando le parole di Wagenhofer, resta solo questo. La consapevolezza di osservare oggi, i risultati di un passaggio di un qualcosa talmente grande, talmente denso di marciume, che non si poteva far altro che subire. Siamo vittime.

Vittime non solo oggi, ma da sempre. Perché quando tolgono ad un popolo la dignità della sua fatica, del suo lavoro, non resta nulla.

I libri di storia ci raccontano che cento anni fa San Marino era un paese povero, ma degno. Nel quale la fatica del lavoro quotidiano era determinante. Era tutto. Occupare la mente e le braccia in qualcosa di produttivo per se stessi e per la propria gente significava tutto. Era la vita.

Oggi, alla gente della nostra terra è stato tolto il senso del lavoro. Inseriti per troppo tempo in un sistema che non ha richiesto sforzi, iniziative, idee. Un sistema capace di generare ricchezza senza quella intellighenzia che nei secoli ci ha contraddistinto.

Ma come recita il famoso detto, la speranza è l'ultima a morire. Oggi è tempo di osservare la depressione del nostro tessuto sociale, della nostra terra. E' tempo di comprendere che costruire un futuro ricco significa rimettersi in gioco in prima persona. Senza aspettare chi, venendo da lontano, potrebbe essere interessato a sfruttare nuovamente il nostro paese senza generare ricchezza. Senza lasciare sviluppo, ma solo edifici vuoti. Insensati.

Questo, tradotto in fatti significa imprese nuove, idee nuove capaci di utilizzare al meglio le armi che la nuova economia mondiale ci mette in mano. Vorrei sentire che il mio piccolo paese alza la testa come a dire che anche lui, nel terzo millennio ha qualche cartuccia da sparare.

Abbiamo la fortuna di essere un paese sovrano in un epoca in cui poter decidere la propria strada economica è fondamentale. Ci vuole coraggio, ma come alcune realtà locali hanno dimostrato, creare imprese competitive con il mercato è possibile. Anche in un piccolo paese come questo.

Siamo agli albori di una nuova economia, nella quale un piccolo ufficio con poche persone può generare molta più ricchezza di un'industria pesante in capannoni di migliaia di metri quadri.

Sfruttare le nostre potenzialità per generare ricchezza reale, per veder nascere idee e società vere, e non solo casseforti per il denaro degli altri, oggi non è solo un dovere, è una necessità.

SM

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sabato 25 giugno 2011

Visti di profilo.


Quando mi accinsi a scrivere la mia tesi di laurea, qualche anno fa, mi interessai al profilo del cittadino sammarinese, confrontandolo con quello di altri paesi occidentali. Ne venne fuori che prendendo come modello un “giovane” sammarinese (fra i 35 e i 45 anni), la popolazione occidentale che più gli assomigliava era quella degli Stati Uniti d'America. Sembra incredibile.

In realtà, spulciando fra i libri dell'epoca, arrivai a scoprire che di punti in comune, ce n'erano più d'uno. Non certo economici o organizzativi, ma culturali. Ideologici. Il cittadino americano, molto più di quello europeo, arrivava ad identificarsi con la mentalità indipendente ed orgogliosa sammarinese. Utilizza le nuove tecnologie e ha una visione della politica molto partecipativa e democratica.

In Europa Meridionale, San Marino è una vera e propria anomalia. Lo sviluppo del settore del terziario avanzato, con i suoi mille uffici, ha portato la popolazione fra i 35 e i 45 anni ad utilizzare strumenti tecnologici come Internet, mediamente molto prima e in modo molto più diffuso che -ad esempio- in Italia o in Francia, e le piccole dimensioni hanno fatto il resto.

Insomma: San Marino è un paese più vivo e più moderno di quanto si possa pensare. Un piccolo stato con una popolazione anziana molto numerosa, ma anche molto staccata culturalmente dalla nuova generazione che avanza. Inesorabilmente.

Analisi sociale della popolazione

Per comprendere pienamente i rapporti sociali che intercorrono fra popolazione, media e politica a San Marino, è importante capire prima di tutto chi stiamo osservando. Per fare questo, analizzeremo la situazione culturale della popolazione adulta sammarinese grazie ad una ricerca sperimentale svolta nel 2006 da Vittoria Gallina e Benedetto Vertecchi (in La cultura degli adulti: Il profilo della popolazione sammarinese. Gallina, Vertecchi, 2006).

Scopo di questa indagine era di fornire elementi di riflessione utili per avviare iniziative di sviluppo del profilo culturale della popolazione. Questo piano, presentava una significativa differenza rispetto a quelli effettuati altrove. Si teneva conto infatti, della rapida crescita della speranza di vita e della presenza nella popolazione di un notevole numero di anziani che conservano capacità utili nella vita sociale e nel sistema produttivo.

A differenza perciò, dei dati derivanti da altre indagini (pure di grande rilevanza, come quelle promosse dall’Ocse), che presero in considerazione campioni di popolazione fino al limite dei 65 anni, si tendeva per la prima volta a delineare il profilo culturale anche delle persone di età compresa fra i 66 e 75 anni.

Nel corso del Novecento si è assistito ad un cambiamento sempre più rapido nelle caratteristiche della popolazione. Da un punto di vista culturale, si è avuta la progressiva affermazione dell’educazione scolastica come condizione normale di sviluppo dell’infanzia e dell’adolescenza. Negli ultimi anni del XX secolo, si è assistito ad una accelerazione nella crescita dell’offerta di istruzione scolastica, tanto che all’inizio del nuovo secolo è apparsa consolidata la tendenza a considerare normale la frequenza della scuola per l’intera fascia dell’istruzione secondaria (prima inferiore, poi anche superiore).

Così descritto, il fenomeno sembra seguire una logica di espansione lineare. Se si accettasse questo, dovremmo giungere alla conclusione che il profilo culturale della popolazione ha presentato un’evoluzione positiva. Ma questa sarebbe un’interpretazione troppo semplicistica, che non reggerebbe alla constatazione dei tanti aspetti contraddittori che si riscontrano nei comportamenti sociali. A ben vedere, questa interpretazione non è altro che il residuo di una concezione ottocentesca del ruolo della scuola.

A dimostrazione di ciò, possiamo osservare come dalla metà del Novecento, i sistemi educativi sono entrati in crisi. Ciò ovviamente non significa che alla desiderabilità sociale si sia sostituito un rifiuto. Ma vuol dire che non è più possibile giungere alla conclusione che il profilo culturale della popolazione sia determinabile soltanto dal livello scolastico. Da un’interpretazione lineare è stato necessario passare ad una capace di raggruppare i molti aspetti della vita sociale.

Negli anni ‘80, proprio partendo dalla necessità di cambiare punto di vista, si incominciò a dubitare che la semplice fruizione di un periodo più o meno consistente di educazione scolastica fosse di per sé condizione sufficiente per il possesso nel corso della vita di competenze basilari, come quelle alfabetiche. Un’indagine Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, alla quale aderiscono tutti i maggiori paesi industrializzati) eseguita verso la metà degli anni ‘90, rivela che in Italia quasi un terzo della popolazione compresa fra i 16 e i 65 anni appare priva della capacità di comprendere testi semplici formulati in forma scritta, e solamente l’8% della popolazione dimostra di poter comprendere testi di elevata complessità.

I dati italiani, certamente inquietanti, possono in parte essere spiegati se si considera che la maggior parte della popolazione al di sotto dei 50 anni non ha potuto fruire di un periodo di istruzione di otto anni.

L’indagine effettuata nella Repubblica di San Marino consente di comparare il profilo culturale della popolazione con quelli rilevati dall’Ocse nel corso degli anni ’90 nella maggior parte dei paesi industrializzati.

La popolazione sammarinese, che conta circa 35.000 individui, costituisce una sorta di campione naturale, e non può essere assimilata a quella italiana. È vero che nei due paesi si parla la stessa lingua, che determinati fenomeni sociali hanno assunto le medesime consistenti dimensioni e che la scolarizzazione diffusa ha seguito un percorso di crescita parallelo, ma è anche vero che l’identità sammarinese deriva da una lunga tradizione storica di indipendenza, con proprie istituzioni e proprie leggi.

Il profilo del cittadino Sammarinese

Circa il 44% della popolazione sammarinese dispone di un titolo di studio superiore alla licenza di scuola secondaria inferiore, mentre circa l’11% della popolazione ha conseguito un titolo di studi secondari (laurea, specializzazione ecc.). Il risultato è che in media, si fruisce di 11,09 anni di istruzione scolastica. Già di per se, questo dato è rilevante, in quanto mostra un livello scolastico molto alto.

Uno dei dati più significativi però, è indubbiamente quello riguardo l’uso dei nuovi media di informazione. A San Marino, circa il 60% della popolazione ha competenze basilari nell’uso dei computer e circa il 40% utilizza internet per informarsi.

Questa ricerca sperimentale del 2006 ci porta a conoscenza di un altro dato importante per capire la direzione dell’evoluzione socio culturale sammarinese. Questo è ricavabile dal test di risoluzione di problemi (Problem Solving) e da quello riguardante le prove cognitive.

Paragonando questi dati con quelli di altri paesi occidentali, osserviamo che nella Repubblica di San Marino, oltre alla tendenza all’incremento dei livelli di istruzione nelle fasce più giovani, si manifestano i segni di un’involuzione tipica di molti paesi industrializzati, a cominciare dagli Stati Uniti.

Ci si aspetterebbe, infatti, che il rendimento più alto fosse dato dalla fascia compresa fra i 26 e i 35 anni, visto che tendenzialmente è la fetta di popolazione che ha terminato più recentemente il percorso di studi scolastici. Invece non è così, in quanto la fascia 36 – 45 ottiene risultati migliori. Questo fenomeno è dovuto al fatto che il modello scolastico non riesce a fornire una preparazione duratura e stabile.

Procedendo nel confronto con i dati relativi ad altri paesi industriali occidentali, è evidente come la popolazione sammarinese presenti caratteristiche praticamente identiche a quelle italiane nella fascia di età 56 – 65. Ma a dispetto di quanto si possa pensare, questa somiglianza non è la regola, ma l’eccezione. Infatti, in tutte le altre fasce di età, San Marino presenta caratteristiche molto più simili agli Usa che all’Italia. E questa somiglianza è tanto più evidente, quanto abbassiamo la fascia di età, fino ad arrivare alla fascia 25 – 35 che presenta notevoli somiglianze con i valori statunitensi.

Questo quadro della popolazione sammarinese, ci restituisce un’immagine di un gruppo sociale decisamente atipico. Da una parte, troviamo che l’incidenza numerica e culturale della popolazione anziana è assolutamente decisiva, almeno quanto in Italia, da un’altra parte, notiamo come la popolazione più giovane sia incanalata verso uno sviluppo sociale molto simile a quello di paesi come Stati Uniti, Canada e Germania.

San Marino e Stati Uniti: Il perché di alcune somiglianze sociali.

Analizzando le caratteristiche proprie della popolazione sammarinese che vengono evidenziate dai dati della ricerca sperimentale che abbiamo osservato, appare chiaro come il modello sociale dell’adulto sammarinese contemporaneo sia particolarmente simile a quello di un paese come gli Stati Uniti.

Ma questo non è un caso.

Da sempre infatti, vi è un particolare rapporto che lega la piccola repubblica sul monte Titano agli Usa. Per spiegare questa peculiarità, è necessario osservare come queste due culture apparentemente molto diverse, sono venute a contatto nel corso dei secoli.

È risaputo che uno dei più grandi vanti di San Marino è da sempre quello di potersi fregiare del titolo di “repubblica più antica del mondo”. Questa particolarità in passato evidentemente più presa in considerazione, spinse molti scrittori e giornalisti americani a raccontare di San Marino.
Uno dei momenti storici più particolari e significativi nella storia sammarinese fu certamente quello che intercorse a cavallo fra il XVIII e il XIX secolo. Fu proprio in questo periodo che gli Usa vennero a contatto con quella che era la realtà sammarinese.

A sancire l’interessamento sincero degli stati uniti verso San Marino fu John Adams, secondo presidente della storia americana. Egli, in seguito ad un viaggio nella repubblica, promosse il racconto della sua storia attraverso alcuni scritti pubblicati in patria.

Un altro contributo fondamentale a questo legame, fu indubbiamente dato da George Washington Erving, un diplomatico americano che giunse ad affermare che entrare a contatto con la realtà tipica sammarinese dovrebbe essere il motivo principale di un viaggio in Europa da parte di un vero cittadino americano. Lo Erving, ebbe lunghe discussioni con i governanti sammarinesi, su come fare politica e su concetti costituzionali quali la libertà dell’individuo e il concetto di indipendenza.

Questi contatti, nei secoli contribuirono alla moderna impostazione politico – legislativa di San Marino, addirittura avvicinando il modello sammarinese più a quello americano che a quello italiano. Il fascino che la repubblica di San Marino esercitò sui primi americani fu tale che Attilio Brilli ne “Il mito americano dell’innocenza” (in Alla ricerca della repubblica ideale. A cura di A. Brilli, 2002) descrive così questo sentimento:

“ l’interessamento americano per San Marino è naturalmente determinato dalla struttura e dal funzionamento della repubblica più antica del mondo, dall’autentico “prototipo della più perfetta e ammirevole società civile”… E’ allora l’individuo semplice, incorrotto e incorruttibile, davanti al quale s’inchinò lo stesso Napoleone, che avvince un diplomatico e un costituzionalista americano come lo Erving. In quella dimora ruvida e tenace come la roccia alla quale è abbarbicata, colma di libri di storia americana, il discendente dei padri pellegrini ritrova i germi di quella libertà, di quel candore, di quella innocenza di cui non c’è più traccia nei paesi del vecchio mondo. Vi trova una scheggia antica del nuovo mondo.” [Brilli, 2002]
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Articolo Pubblicato su
Mensile "L'Altra Repubblica"

giovedì 26 maggio 2011

Una Storia Antica come una Fiaba /2

Pubblico il Terzo (mio secondo) articolo pubblicato sul mensile "Sorpresa" sulla storia della Repubblica di San Marino. Nell'anno dei 150 anni dell'unità d'Italia, ripercorriamo a puntate la storia che ha portato San Marino a rimanere indipendente.

Buona lettura.


Nelle puntate precedenti abbiamo visto la nascita della “culla dell'idea” della Repubblica di San Marino. Di come la leggenda ha raccontato nei secoli il modo in cui nasce questa comunità. Abbiamo continuato parlando di come San Marino è entrato a far parte della storia riuscendo contemporaneamente a mantenersi indipendente, senza dover cioè dipendere da nessuno.

Continuiamo questa storia antica come una favola, il cammino di un'idea di libertà.

Siamo nei primi anni del 1200. San Marino è un feudo. Ma cosa vuol dire, dopo l'anno mille, essere un feudo? In cosa consistono i vincoli feudali?

La prima cosa che contraddistingue un feudo come San Marino, è la presenza, accanto al rappresentante del comune, di un vescovo. La città insomma, è trattata come un minorenne che non ha piena capacità giuridica. Il vescovo non è solo una figura di consulenza, è anche giudice, ed ha addirittura il potere di far modificare a proprio piacimento le norme scritte negli statuti.

Insomma, per una comunità che aspira a non dipendere da nessuno, è un bel limite. Ma come liberarsene?

San Marino inizia a lavorare al progetto già nel 1234, quando i Ghibellini (cioè la famiglia dei Montefeltro) sono in fortissima ascesa. San Marino vi si appoggia, dando il suo contributo (non si sa bene in che forma) alla conquista di importanti territori vicini. Ma all'occorrenza, San Marino non disdegna il patteggiamento e il dialogo.

Lo si vede nel 1290, quando Guido di Montefeltro, dopo aver perso San Leo, si ritira e si fa frate. San Marino riesce comunque a limitare le conseguenze dei successi dei Guelfi (i principali avversari dei Ghibellini), ma ottiene, grazie alla diplomazia, due pronunciamenti giudiziari che saranno vere e proprie pietre miliari.

Si tratta di due specifiche richieste da parte di esponenti del potere temporale del papa. Tributi insomma.

San Marino dice di no. E davanti ai tribunali dell'epoca, esce sempre vincitore.

Non paga neanche davanti alle richieste della santa sede. Rivendica la propria indipendenza.

Ma come fanno?

Quei semplici montanari, si arrampicano sugli specchi. Quei tributi non li hanno mai pagati e sono convinti, che per questo non dovranno mai pagarli. Ripetono fino allo sfinimento, che è stato il loro santo a dichiararli esenti. Sono persone semplici i sammarinesi, ma che rispondono in modo chiaro. Straordinariamente chiaro.

Verrebbe quasi da sorridere, se non fosse che alla fine, queste semplici persone riescono a vincere tutti i confronti e a non pagare mai nulla.

Il loro santo li ha dichiarati liberi. Liberi dal papa, liberi dall'imperatore e da chiunque altro.

Liberi e basta.

Continua...


Articolo di Stiven Muccioli pubblicato sul mensile "Sorpresa" di Maggio 2011

Tratto liberamente da “il cammino di una idea” di Marino Cecchetti

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