giovedì 26 maggio 2011

Una Storia Antica come una Fiaba /2

Pubblico il Terzo (mio secondo) articolo pubblicato sul mensile "Sorpresa" sulla storia della Repubblica di San Marino. Nell'anno dei 150 anni dell'unità d'Italia, ripercorriamo a puntate la storia che ha portato San Marino a rimanere indipendente.

Buona lettura.


Nelle puntate precedenti abbiamo visto la nascita della “culla dell'idea” della Repubblica di San Marino. Di come la leggenda ha raccontato nei secoli il modo in cui nasce questa comunità. Abbiamo continuato parlando di come San Marino è entrato a far parte della storia riuscendo contemporaneamente a mantenersi indipendente, senza dover cioè dipendere da nessuno.

Continuiamo questa storia antica come una favola, il cammino di un'idea di libertà.

Siamo nei primi anni del 1200. San Marino è un feudo. Ma cosa vuol dire, dopo l'anno mille, essere un feudo? In cosa consistono i vincoli feudali?

La prima cosa che contraddistingue un feudo come San Marino, è la presenza, accanto al rappresentante del comune, di un vescovo. La città insomma, è trattata come un minorenne che non ha piena capacità giuridica. Il vescovo non è solo una figura di consulenza, è anche giudice, ed ha addirittura il potere di far modificare a proprio piacimento le norme scritte negli statuti.

Insomma, per una comunità che aspira a non dipendere da nessuno, è un bel limite. Ma come liberarsene?

San Marino inizia a lavorare al progetto già nel 1234, quando i Ghibellini (cioè la famiglia dei Montefeltro) sono in fortissima ascesa. San Marino vi si appoggia, dando il suo contributo (non si sa bene in che forma) alla conquista di importanti territori vicini. Ma all'occorrenza, San Marino non disdegna il patteggiamento e il dialogo.

Lo si vede nel 1290, quando Guido di Montefeltro, dopo aver perso San Leo, si ritira e si fa frate. San Marino riesce comunque a limitare le conseguenze dei successi dei Guelfi (i principali avversari dei Ghibellini), ma ottiene, grazie alla diplomazia, due pronunciamenti giudiziari che saranno vere e proprie pietre miliari.

Si tratta di due specifiche richieste da parte di esponenti del potere temporale del papa. Tributi insomma.

San Marino dice di no. E davanti ai tribunali dell'epoca, esce sempre vincitore.

Non paga neanche davanti alle richieste della santa sede. Rivendica la propria indipendenza.

Ma come fanno?

Quei semplici montanari, si arrampicano sugli specchi. Quei tributi non li hanno mai pagati e sono convinti, che per questo non dovranno mai pagarli. Ripetono fino allo sfinimento, che è stato il loro santo a dichiararli esenti. Sono persone semplici i sammarinesi, ma che rispondono in modo chiaro. Straordinariamente chiaro.

Verrebbe quasi da sorridere, se non fosse che alla fine, queste semplici persone riescono a vincere tutti i confronti e a non pagare mai nulla.

Il loro santo li ha dichiarati liberi. Liberi dal papa, liberi dall'imperatore e da chiunque altro.

Liberi e basta.

Continua...


Articolo di Stiven Muccioli pubblicato sul mensile "Sorpresa" di Maggio 2011

Tratto liberamente da “il cammino di una idea” di Marino Cecchetti

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Sorpresa! Mensile gratuito della Repubblica di San Marino e del circondario

sabato 16 aprile 2011

Mafie di Casa Nostra - Vertice Antimafia 2011 a San Marino



"Mafia di Casa nostra" è il titolo di un servizio che mette insieme spezzoni video tratti dalla puntata intitolata "Re Nero" di Report (stagione 2009) e da un servizio realizzato da "Libertas Web Tv" sul vertice internazionale anti mafia che si è tenuto in questi giorni (2011) a San Marino. In mezzo, uno stralcio di un'intervista di Icaro TV datata 2010 al Gip di Palermo.

Un'istantanea che cerca di rendere l'idea dell'evoluzione che il "modo" di parlare di criminalità organizzata ha avuto negli ultimi 3 anni in queste zone.

Ad oggi, Aprile 2011, un giorno si e l'altro pure, sulle testate (libere) di informazione sammarinese si parla di Camorra, di Ndrangheta e di Mafia Cinese. Con il risultato che la Repubblica di San Marino, appare sempre più agli occhi del mondo come uno dei tanti paradisi fiscali tanto cari alla malavita organizzata, con l'unica differenza che non siamo un'isola del pacifico ma un monte della Romagna.

E' un vaso di Pandora che però non rispecchia la realtà del nostro territorio. La gente di San Marino è semplice, un po' ingenua forse, ma molto orgogliosa e determinata. Un popolo sovrano dove la vita politica ribolle continuamente.

Il vero problema è che questo stesso popolo, fatica a rendersi conto del furto che ha subito. Il furto della sua terra. Della sua nazione. Un furto perpetrato con le armi della corruzione e del clientelismo.

Siamo stati derubati del nostro onore e della nostra nazione.

Ora, c'è solo da capire se finalmente, sorgerà un'alba nuova sul Titano.

Ce n'è un gran bisogno.


SM

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venerdì 25 marzo 2011

Una storia antica come una fiaba


Articolo tratto dal mensile "Sorpresa!" di Marzo 2011.

Il 17 Marzo, in tutte le piazze d’Italia si celebra l’unità nazionale. 150 anni dalla nascita del Regno d’Italia. Sul Titano ovviamente la festa non c’è. Oggi, questo fatto sembra scontato, ma un secolo e mezzo fa, le cose erano diverse e l’indipendenza di un monte del Montefeltro fra la Romagna e le Marche era un fatto certamente anomalo. Come si spiega? Come ha fatto San Marino a salvarsi?

Racconteremo la vicenda in più puntate, partendo dall’inizio. Dalla fondazione di San Marino. E’ una storia antica, che inizia come una fiaba.

C’era una volta, su una piccola isola della Dalmazia, un tagliapietre. Un uomo umile, di fede cristiana, che aveva un sogno: mettere le sue capacità al servizio di Dio, per costruire un tempio in suo onore. Ma lì, in quel piccolo anfratto montuoso del mondo, non era possibile.

Era infatti il periodo buio delle persecuzioni anticristiane dell’imperatore Diocleziano. Un tempo nel quale, essere cristiani significava dover scappare. Fuggire.

Fu così che anche il nostro tagliapietre dovette andarsene dalla sua terra e, insieme ai suoi compagni, prese il mare e approdò sulle sponde dell’Italia. Su una costa che oggi conosciamo molto bene. L’arenile di Rimini.
Una volta in salvo, il tagliapietre ricominciò a lavorare al suo sogno.

Fu così che un giorno, mentre andava alla ricerca di una nuova cava, ebbe occasione di salire su un monte che aveva attirato la sua attenzione. Una cima ripida. Difficile da raggiungere. Che i Romani, proprio per questo motivo avevano trascurato.

Il tagliapietre no. Anzi, questo era proprio il tipo di terreno che cercava. Arenaria buona per costruire e vette che puntano verso il cielo. Il luogo adatto per ergere un tempio attorno al quale formare una piccola comunità.

Uomo d’arte e di fede, il tagliapietre della Dalmazia aveva completato il suo obiettivo e, quando morì, lasciò in eredità alla comunità sia il monte, che il suo nome, Marino.

Era il 3 settembre dell’anno del signore 301, e la leggenda narra che nacque proprio in questo modo la piccola ma orgogliosa comunità Sammarinese.

Continua...

Articolo di Stiven Muccioli (Tratto liberamente da: “Il Cammino di un’idea” di Marino Cecchetti)

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Sorpresa! Mensile Gratuito della Repubblica di San Marino e del circondario

giovedì 17 marzo 2011

E 150 anni fa San Marino si prendeva un po' di merito


Si celebra oggi l'unità d'Italia. Cento cinquant'anni dalla fondazione ufficiale del regno.

Un secolo è mezzo di storia non è certo poca cosa, anche se qua sul monte Titano, di acqua sotto i ponti ne è passata molta di più. Fra Italia e San Marino, la storia d'amore è di quelle degne di un romanzo, piena di alti e bassi, dispetti, litigi e scappatelle. Fino ad arrivare ad oggi, quando al compleanno più nobile, l'antica Repubblica di San Marino non si presenta.

Proprio come fra amanti separati sotto lo stesso tetto. Indifferenti l'un l'altro per farsi più male.

Alla fine del diciannovesimo secolo invece, le cose stavano in modo molto diverso. Lo possiamo apprendere da una voce dell'epoca, che giunge ai giorni nostri grazie alla ristampa del "Diario di Rimini - il giornale delle Romagne" oggi riproposto in edicola da il Resto del Carlino.

Una riedizione del quotidiano del 17 marzo 1861. Un numero celebrativo dell'Unità d'Italia, che nelle sue pagine interne, dedica un trafiletto anche al Titano. E' un articolo senza firma, dal quale vogliamo estrapolare l'inizio e la fine per rendervi un po' più chiara la situazione dell'epoca.

"San Marino Urla: Diteci Grazie!"

Vedrete che un giorno Garibaldi renderà merito anche alla nostra piccola Repubblica se c'è stata l'Unità d'Italia. Così la pensano sul monte Titano e probabilmente con ragioni pensano che senza l'ospitalità offerta all'eroe dodici anni fa, forse tante cose sarebbero state diverse.

...Si parla che il prossimo mese San Marino conferirà la cittadinanza sammarinese a Giuseppe Garibaldi il quale fra amici sta dicendo che andrà superbo se potrà essere Cittadino di cotanto virtuosa Repubblica, vista la generosità mostrata in un'ora di suprema sciagura per lui e per l'Italia.

...

Si parlò di "scampo garibaldino", e sul Titano sono convinti che avranno il premio della continuità della loro repubblica anche in questi momenti turbolenti. Grazie alla diplomazia.

La Repubblica di San Marino, ebbe quel premio e mantenne la sua indipendenza. Grazie alla diplomazia e al coraggio.

Una triste prova che se è vero che la storia ci insegna, è altrettanto vero che scordiamo in fretta le lezioni.


Buon compleanno, Italia.

SM

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Articolo pubblicato su libertas.sm

giovedì 24 febbraio 2011

Voci dall'Altra Repubblica


Pubblico un'intervista rilasciata qualche giorno fa su un magazine di San Marino.

Dal magazine "L'Altra Repubblica"

Stati D'animo

Oggi è tempo di ricostruire, di impegnarsi per un nuovo orizzonte. Per questo abbiamo deciso di chiedere alle nuove generazioni e a chi si spende per una Repubblica «altra» di farci una analisi della situazione sammarinese e di prospettarci alcune possibili soluzioni. Leggerete di sogni e di rancori, di speranze e di idee concrete. Queste energie, questi stati d’animo, devono essere il primo tassello di un «fronte comune» per ridisegnare San Marino dal basso. È finito il tempo dei potentati economici, delle logge massoniche e delle mafie. Contro abusi di potere e prepotenze San Marino nella storia ha sempre vinto. Noi crediamo ci siano le condizioni per vincere anche questa volta e dare continuità alla nostra Repubblica.

Stiven Muccioli è

direttore generale Belcom

srl e responsabile

commerciale Vetroresine

Ecologica snc. Inoltre è

editor di Libertas.sm e

blogger.

-Perché pensate che sia necessario impegnarsi per una nuova politica?

La crisi economica che sta straziando i paesi occidentali ha portato una ventata di cambiamento impensabile solo fino a qualche anno fa. L’Europa e di conseguenza l’Italia, hanno stretto un laccio intorno al collo dei paesi a fiscalità agevolata come San Marino, che ora vedono agonizzare la loro gallina dalle uova d’oro. Il sistema economico che negli ultimi trent’anni ha portato ricchezza sul Titano, oggi è diventato di colpo obsoleto e incompatibile con le nuove logiche. La nuova politica sammarinese deve essere in grado di rispondere adeguatamente a questa nuova sfida, partendo dalla realizzazione di profonde riforme strutturali in grado di avviare una nuova economia sostenibile e adeguata al mondo moderno. Agire diversamente significa isolare il Paese. Ricordiamoci che i margini di peggioramento, sul Titano, sono purtroppo ancora molto ampi.

-Su chi ricade secondo voi la responsabilità dello stato attuale di cose?

Ci sono responsabilità gravi, soprattutto chi ha permesso alla criminalità organizzata di entrare nel Paese deve pagare. Per quanto riguarda la situazione generale però, è troppo facile dare la colpa ad altri. La verità è che il “vecchio” sistema portava un benessere rapido, diffuso e soprattutto facile. Impossibile da ottenere in condizioni normali. Questo oggi è un vero e proprio problema sociale. Diventa molto difficile, infatti, andare a spiegare a cittadini fino a ieri viziati e coccolati, che la pacchia è finita, e che bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare sodo per tenere a galla la nave. Le potenzialità di San Marino sono enormi. Ma per sfruttarle è necessario uno sforzo comune.

-Come immaginate una nuova politica?

Mi immagino una politica in linea con quella che è la storia di San Marino. Repubblica significa Democrazia, e Democrazia significa potere del popolo. La Repubblica di San Marino non ha bisogno di grandi statisti per essere governata bene. Servono persone con buone idee e con la volontà di unire una piccola comunità per il raggiungimento di un obiettivo comune e avere un forte senso di comunità. La politica non deve strafare né sviluppare un’eccessiva ingerenza. Il suo compito deve limitarsi a mettere il Paese nella condizione di esprimersi al meglio, controllandone le storture l’indirizzo.

-Qual è l’obiettivo principale che vi proponete?

Creare i presupposti per veder nascere una «nuova San Marino». Un paese “ all'avanguardia” in tutti i campi. Che fa delle sue ridotte dimensioni e della sua indipendenza una forza Maiuscola. Una politica che parla di territorio, di investimenti e di persone. Troppo spesso, la nostra classe dirigente dimentica che San Marino non è un piccolo Paese dentro all'Italia, ma una orgogliosa Repubblica indipendente al centro dell’Europa. Quando si parla di storia e di democrazia, le dimensioni contano poco.

-Quali sono le vostre proposte?

Il sistema economico di San Marino non esiste. È un’invenzione. Una vera economia del territorio va sviluppata partendo da alcuni capisaldi e dall'esperienza di importanti realtà locali che già oggi sono consolidate a livello internazionale. Prima di tutto, quindi, va stabilita la nuova linea politica. Una linea che deve necessariamente essere improntata all'eccellenza. Uno Stato piccolo per avere la possibilità di emergere deve aumentare il numero delle sue attività d’eccellenza, in modo da potersi confrontare con i mercati europei sul piano della qualità. Per arrivare a questo, però, servono tempo ed investimenti. Oggi, diventa fondamentale creare un polo attrattivo per nuovi soggetti economici e, contemporaneamente, sviluppare una nuova classe imprenditoriale figlia del territorio. Dobbiamo porre le basi per creare la «San Marino del futuro». Un paese che potrebbe avere standard produttivi e servizi elevatissimi. Un paese di cui andare fieri.


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www.libertas.sm

Mensile "L'altra Repubblica"

sabato 22 gennaio 2011

San Marino. Il Caso Delta e Il Misterioso Omega


Lo scorso 11 Gennaio, su alcuni giornali italiani arrivava l'ennesima notizia sulla vicenda "Punto Shop", sulle prime pagine dopo l'ipotesi accusatoria di bancarotta che vede oggi coinvolti quattro imprenditori; due italiani e due sammarinesi.

L'indagine è ancora in corso, e a questo punto del procedimento l'intenzione del magistrato inquirente Rita Vannucci è capire se ci sia stata omissione di controllo da parte del Collegio formato interamente da commercialisti sammarinesi. Un nodo questo, che il Tribunale di San Marino ha necessità di sciogliere al più presto, e per il quale ha già predisposto le rogatorie necessarie.

Perché parliamo di questa vicenda?

Ne parliamo per il semplice motivo che questo triste e confusionario epilogo, forse era già scritto.

Il 17 Maggio del 2010, su queste stesse pagine scrissi dell'oscura vicenda Agile-Eutelia-Omega, che riguardava da vicino il tutt'ora irrisolto caso della morte di Niki Aprile Gatti. Una vicenda, quella narrata in quelle righe, che ad oggi ancora non ha risposte.

Erano quelli, i giorni in cui il Tribunale di San Marino dava il suo placido consenso al concordato che permetteva alla società Omega di acquisire l'azienda "Punto Shop", con l'obiettivo di farla funzionare regolarmente e far fronte ai debiti. Un tragico abbaglio.

Da quel momento in poi infatti, di buone nuove neanche l'ombra, mentre si sono accavallate senza soluzione di continuità notizie sempre più buie sull'andamento della società Punto Shop, fino alla situazione attuale. Un film visto ormai troppe volte, con sempre lo stesso protagonista. Omega.

Nelle ultime settimane però, il nome "Omega" non viene accostata solo alla vicenda Punto Shop. Questo nome, spunta anche in un articolo del bravissimo Roberto Galullo, che il 10 Novembre scorso, scrive sul suo blog "Guardie o Ladri", un interessante post intitolato "I pm di Forlì, Carifin e il misterioso Omega".

"Il misterioso Omega", scrive Galullo, sarebbe il protagonista di una incredibile vicenda scritta nero su bianco nella coda della rogatoria internazionale avanzata dalla procura di Forlì sul caso Sopaf-Delta-Carisp San Marino, che il commissario Rita Vannucci (lo stesso che si sta occupando della vicenda Punto Shop) ha firmato l'8 Maggio.

Fra queste righe (che riguardano l'arco temporale fra il 1° Novembre 2004 e il 5 Maggio 2009) si parla della storia di questo personaggio, tale "Omega", che telefonando da un telefono fisso di Lamezia Terme (come confermano i tabulati), chiamava la finanziaria Carifin (Società Anonima) di San Marino, prenotando dei prelievi di denaro per i quali -leggete bene- sarebbero stati necessari "più automezzi".

Fermiamoci un attimo, perché -come sottolinea magistralmente Galullo- qua la storia si fa strana. Per quale tipo di prelievo, possono servire degli "automezzi"? E più d'uno per giunta!
La prima cosa che si può pensare è che si tratti di cifre assolutamente enormi, oppure che gli automezzi servivano per mascherare qualcosa. O entrambe le cose.

In ogni caso, quello che troviamo in questo documento -spiega Galullo- ci riporta ad un vecchio memoriale di un pentito di 'ndrangheta, tale Francesco Fonti (salito alla "ribalta" su L'Espresso per i suoi racconti sullo smaltimento di rifiuti tossici da parte delle cosche), il quale raccontò che negli anni novanta, quella di utilizzare grossi automezzi per trasportare denaro da San Marino all'Italia era pratica diffusa. Che è un po' come dire che da quel periodo al 2009, le cose cambiarono poco.

L'immagine è quasi comica. Ma ve li immaginate questi camion, che per le stradine di montagna che circondano il Titano sfrecciano nella notte verso la finanziaria, per poi caricare -chissà- monete d'oro!? Sacchi con il dollaro? Lingotti? Pacchi di banconote da 50 Euro!? E' incredibile.

Facciamo ora un piccolo passo indietro, e torniamo al nostro "misterioso Omega", perché c'è qualcosa che non torna. Omega infatti, non è un nome di fantasia. Ne parla il 2 Giugno Lionello Mancini, sulle pagine del Sole-24Ore, con un servizio nel quale scrive del verbale di Gianluca Ghini, direttore di Carifin (la società anonima a cui telefonava il nostro uomo del mistero). Ghini nella sua deposizione fa intendere che quello di farsi chiamare con il nome della società di appartenenza è una vecchia usanza e, di conseguenza,"quello è certamente un vecchio cliente".

Quindi non c'è nessun "Signor Omega". Nelle pagine della rogatoria, si parla semplicemente della -società- Omega, che - a conferma di questo - ha proprio una delle sue sedi a Lamezia Terme (da dove arrivavano le telefonate). Era perciò la stessa azienda che commissionava a Carifin questi ingenti prelevamenti sul Titano, mandando appositi "automezzi".

Ma cosa c'è dietro Omega?
Sicuramente non è un'organizzazione filantropica. Si tratta di una società (Omega), in mano all'impresa inglese Restform, un'azienda fantasma, la cui sede di comodo era in un "sottoscala" di una modesta palazzina a Londra.

A scoprirlo, fu il quotidiano Il Manifesto in un'indagine dello scorso Novembre, nella quale venne a galla un pacchetto di azioni della Restform in mano a Daniele D'Apote, imprenditore edile indagato per collusione con la 'ndrangheta.

I legami con la mafia calabrese vennero in seguito confermati dall'indagine Varano, condotta dalla procura di Forlì, che sospetta che San Marino venga usata per riciclare decine di milioni di euro dalla 'ndrangheta nel settore della telefonia con il sistema delle fatture false.

Omega infatti, fa le cose in grande.

Negli ultimi otto mesi rileva alcuni rami d'azienda -in forte perdita- di Eutelia (attraverso la controllata Agile), e un'altra quindicina di società in rosso tra cui quelle del gruppo Phonomedia (12 call center in Italia ed altri in Argentina e Albania), la Videoline/2 e la Punto Shop.

Niente male, considerando che in ognuna di queste società l'arrivo della gestione Omega ha avuto effetti micidiali per i lavoratori, con licenziamenti e sospensione di stipendi.

Il bello però, deve ancora venire. Perché c'è rimasta da chiarire la posizione di questa società anonima finanziaria, la Carifin, che accoglieva amorevolmente gli "automezzi" del "signor Omega", per poi rimandarli indietro ben farciti di denaro contante, manco fossero tacchini il giorno del ringraziamento.

Sembra di essere in una di quelle storie alla James Bond. C'è Londra sullo sfondo, il "misterioso Omega", la criminalità organizzata che scorrazza con camion zeppi di soldi, ed ora si aggiunge un'altra società che si chiama come una lettera dell'alfabeto Greco.

E' a questo punto della storia, che spunta fuori il Gruppo Delta.

Carifin infatti (la società anonima verso cui il "misterioso Omega" mandava gli automezzi), è la finanziaria controllata al 99.98% dalla Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino, la banca finita nell'occhio del ciclone dopo che alcuni mesi fa, la procura di Forlì ordinò l'arresto dei suoi vertici e di quelli di alcune società controllate. La Carifin e, appunto, il Gruppo Delta.

Le ipotesi di reato avanzate dai PM pesano come macigni. "Associazione per delinquere per realizzare un'abusiva attività bancaria e finanziaria in Italia, riciclaggio ai fini dell'occultamento di reati come l'appropriazione indebita, la distrazione di fondi, il falso in scritture private, l'evasione fiscale, l'emissione di fatture per operazioni inesistenti e la truffa ai danni dello stato".

Tutti in manette e Gruppo Delta commissariato dalla Banca d'Italia in seguito alle "gravi irregolarità".

Dobbiamo fare una piccola digressione a questo punto. Perché quella del commissariamento di Delta, è una storia tutt'altro che limpida.

Dietro a questa operazione infatti, sembrerebbero profilarsi una serie di speculazioni messe in atto partendo dall'estenuante protrarsi della gestione liquidatoria che oggi, dopo 17 mesi, ha messo in ginocchio il gruppo.

Sul caso Delta, e più precisamente sulle speculazioni che sarebbero in atto, è tornato nei giorni scorsi anche Andrea Di Biase, di Milano Finanza.

"...a partire da giugno 2009 su Cassa di Risparmio furono esercitate forti pressioni affinché acquistasse l’intera proprietà di Delta e cioè il famoso 15 e rotti per cento di pacchetto azionario ancora detenuto da Sopaf.
...Una sorta di ricatto a cui il 31 luglio 2009, si è dovuti cedere...una farsa giocata contro la Repubblica di San Marino e la sua possibilità di fare banca in un paese ‘amico’.

Nessuna accusa di riciclaggio si è più manifestata, nessuna banca è intervenuta per il salvataggio, e solo la forza di Delta, fiaccata da una gestione liquidatoria, è riuscita fino ad oggi a reggere il peso di un attacco in grande stile al capitale e alle persone che formavano il gruppo bolognese. A questo punto sarebbe chiarificatorio capire chi sono fisicamente le persone che hanno esercitato le pressioni."

Chiudiamo il cerchio.
Una circonferenza che parte dalla società Omega, passa dall'anonima Carifin, attraversa la Cassa di Risparmio di San Marino e arriva al Gruppo Delta. Con uno sfondo fatto di speculazioni finanziarie e rapporti oscuri.

Ma la storia non finisce qui. Non finisce affatto.

Ogni settimana si aggiungono pezzi ad un puzzle che sembra non voler mai svelare il suo disegno ma, al contrario, diventa sempre più grande.


Un disegno che coinvolge, purtroppo, anche le migliaia di dipendenti che inconsapevolmente si trovano intrappolati in questi ingranaggi, e che da troppo tempo aspettano risposte.


SM

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lunedì 27 dicembre 2010

Voci dal Titano/3: Intervista a Giovanni Lonfernini


A circa 72 ore dal nuovo anno, pubblico la terza intervista della serie "Voci dal Titano", che ha l'obiettivo di raccogliere testimonianze da parte di personalità politiche della piccola repubblica sul monte Titano.

Mi piacerebbe che queste interviste fossero d'aiuto a chiunque voglia capire veramente il pensiero politico di questo paese. Un pensiero tutt'altro che scontato e spesso e volentieri soffocato da vicende e storie che poco hanno a che vedere con la politica vera. Quella fatta di proposte e di iniziative. Una politica che parla di territorio, di investimenti e di persone che vivono su un piccolo monte in mezzo all'Europa.

Quest'ultimo è un punto importante. Troppo spesso, la nostra classe dirigente dimentica che San Marino non è un piccolo paese dentro all'Italia.

La Repubblica di San Marino, è uno storico ed orgoglioso paese indipendente al centro dell'Europa. Quando si parla di storia e di democrazia, le dimensioni contano poco.

Tornando a noi, oggi sentiremo il pensiero di Giovanni Lonfernini.
Ha ricoperto la carica di Capitano Reggente della Repubblica di San Marino da Ottobre 2003 ad Aprile 2004, insieme a Valeria Ciavatta. È membro del Gruppo dei Democratici di Centro.
Segretario Politico del Partito Democratico Cristiano Sammarinese dall' aprile 2002 al Febbraio 2005. Segretario di Stato alla Cultura dal Febbraio 2005 al luglio 2006.

Dopo una fase di forte scontro con la dirigenza del Partito Democratico Cristiano Sammarinese, insieme ai colleghi Pier Marino Mularoni, Rosa Zafferani e Cesare Antonio Gasperoni ha fondato il 26 marzo 2007 il Guppo dei Democratici di Centro.

Ha ricoperto il ruolo di Coordinatore del Movimento dei "Democratici di Centro" dal 27 settembre 2007 all'Aprile 2010.

È stato Presidente della Commissione Consigliare Permanente Affari Esteri e Politici dal Gennaio 2008. Rieletto in Consiglio Grande e Generale, nella lista dei Democratici di Centro, in occasione delle elezioni politiche del 9 novembre 2008.

E' Presidente del Gruppo Consigliare dei DdC dal Maggio 2010.

In un'intervista uscita nei giorni scorsi sulla Voce di Romagna, lei ha parlato di “Paese alll'angolo”, paventando il rischio di uno scontro sociale dopo l'attuazione della prossima finanziaria. Nel testo, lei parla della necessità di trasparenza finanziaria e anche di integrazione con i sistemi economici esterni. Altri politici sammarinesi si sono però rivelati molto diffidenti e pessimisti su questi fronti. Cosa ne pensa?

Si tratta di un percorso ineluttabile. Chi ancora continua a vivere sul ricordo dei “famosi capisaldi degli anni 90” è pericolosamente fuori tempo. Più che diffidenza e pessimismo vedo in alcuni settori, non solo della politica, una mutazione gattopardesca per certi aspetti patetica.

Mi riferisco a chi nel 2006 determinò pressioni per fare saltare la firma degli accordi con l’Italia in materia di cooperazione economica, con conseguente collegamento della ratifica dell’accordo già firmato contro le doppie imposizioni, e oggi veste i panni del paladino della trasparenza. La firma avrebbe dovuto costituire il primo passo di una più ampia strategia d’integrazione internazionale.

Una volta normalizzati i rapporti con il più vicino Stato di riferimento, infatti, il sistema avrebbe potuto beneficiare di un allargamento delle relazioni internazionali, riducendo i rischi, oggi evidenti, dell’esposizione forzata verso un unico mercato. Oggi, a quattro anni di distanza, siamo di fronte ad uno scenario opposto: San Marino sollecita la controparte italiana per arrivare alla firma degli accordi a suo tempo rifiutati.

Nel frattempo il nostro sistema finanziario è alle corde costretto a subire unilateralmente decisioni esterne. Per questo dico che siamo all’angolo.

Quali prospettive ha questo paese secondo lei?

Per la società sammarinese si tratta di accettare una sfida storica: la più antica repubblica del mondo dovrà saper rigenerare se stessa in questo primo scorcio di nuovo millennio, attraverso uno sforzo collettivo e unitario, e cogliere l’occasione posta dall’attuale difficile crisi per andare oltre gli standard che le sono stati imposti e dimostrare un’autonoma volontà di acquisire capacità produttive d’eccellenza.

Per far ciò dovrà saper attrarre dal mondo esterno forze creative e metterne a frutto il contributo per diventare un attore – sia pur piccolo – dell’economia globale. Cruciale sarà, a tal fine, non soltanto individuare i necessari interventi, ma anche il riuscire a dare grande visibilità agli interventi intrapresi attraverso un’efficace politica di comunicazione delle scelte operate.

Uno dei primi passi è comunque quello di Rafforzare la cooperazione con l’Unione Europea. San Marino deve richiedere l’adesione all'Unione Europea, stante soprattutto la circostanza sempre più evidente delle crescenti imposizioni da parte UE di condizioni di adeguamento a regole e standard europei a fronte dei mancati diritti e vantaggi derivanti dal non essere membro dell’unione.

La Repubblica dovrà mirare in ogni caso a rafforzare la collaborazione con l’Unione, in particolare con l’Eurosistema per i benefici che da ciò ne deriverà per il processo d’internazionalizzazione finanziaria

Uno degli effetti più evidenti della crisi sociale che sta investendo il nostro paese è la frattura che si sta formando fra la politica e la cittadinanza. Come crede sia stato possibile, in un paese piccolo come il nostro?

Il “boom” economico degli ultimi 20 anni ha inciso fortemente. Personalmente non demonizzo lo stato di benessere raggiunto. E’ chiaro però che collateralmente a questo fatto vi sono state delle distorsioni a partire dall’aumento di occupati sotto la Pubblica Amministrazione, la conseguente creazione di un Paese a due velocità -da una parte il pubblico dall’altra parte il privato - ed infine la mancanza di un progetto di sviluppo ben ancorato all’evoluzione della comunità internazionale ed ai suoi standard. Con la crisi economica tutto questo è stato messo a dura prova.

Come possiamo uscirne?

Soltanto lavorando per un nuovo Patto Sociale sulla produttività e la crescita. Pensare quindi ad un nuovo patto sociale tra imprese, organizzazioni sindacali e Governo dopo il deludente fallimento del tavolo tripartito. Il crescente peso della spesa pubblica ed un processo di globalizzazione in continua espansione impongono un’approfondita riflessione sui meccanismi di funzionamento e di governo moderno del nostro sistema economico.

Negli ultimi tempi si sentono storie di ogni tipo su San Marino. In particolare si parla spesso e volentieri di collegamenti fra politica, istituti finanziari e malavita organizzata. Quanto c'è di vero secondo lei?

Le rispondo in questo modo. Ho avuto l’onore di presentare – durante il dibattito sulla finanziaria –un emendamento dei Gruppi PSD-PSRS-SU-DdC teso ad introdurre un articolo intitolato “Lotta alla criminalità organizzata”. L’articolo – approvato all’unanimità – indica chiaramente che: “E’ dato mandato al Congresso di Stato di predisporre un’azione specifica per l’intensificazione della lotta alla criminalità organizzata al fine di realizzare un’effettiva qualificazione del sistema di controlli interni, del numero e della formazione delle risorse umane destinate, anche al fine di assicurare la massima continuità investigativa bilaterale attraverso lo scambio, la collaborazione ed i contributi di esperienza e di conoscenza nei confronti dei fenomeni criminali. Una relazione annuale dovrà essere presentata all’Ufficio di Presidenza del Consiglio Grande e Generale”.

Crede che questo tipo di notizie "stupiscano" oppure crede che la popolazione fosse già in passato a conoscenza di queste situazioni "ambigue"?

L’idea dell’“isola felice” è da tempo che non è più in voga. Queste notizie però stupiscono sempre. Non credo possa essere diversamente. Non solo ci stupiscono ma ci colgono impreparati. In questo senso occorre una forte consapevolezza da parte delle istituzioni e – a ricaduta – di tutta la cittadinanza.

Esiste il problema dell'omertà a San Marino?

Esiste sicuramente il problema di non sentirsi liberi nel momento in cui un cittadino vuole prendere una posizione pubblica. Quando ciò accade si avverte la paura – spesso fondata – di essere classificato e catalogato.

Che opinione ha degli organi di informazione sammarinesi (Televisioni, giornali, portali web)?

Un’opinione positiva. Vi è stata un’indubbia evoluzione del settore negli ultimi dieci anni.

Crede che l'informazione a San Marino sia veramente libera ed indipendente?

Credo che la pluralità di fonti a cui attingere – compresi i siti web – sia un ottimo deterrente rispetto ai tentativi (che ci sono!) di orientare l’opinione pubblica.

Sempre a proposito di "democrazia dal basso". San Marino, è uno dei paesi al mondo con le più alte percentuali di utilizzo di internet da parte della popolazione. Uno studio sulla popolazione sammarinese condotto nel 2006 da due accademici (Gallina e Vertecchi) dice che non c'è da stupirsi, visto che il paese non ha praticamente né primo né secondo settore, mentre concentra quasi tutta la sua forza lavoro nel terziario avanzato. A questo proposito, una delle "parole nuove" della democrazia europea è E-Democracy, ovvero l'esercizio della democrazia attraverso l'uso delle nuove tecnologie. Pensa che questo tipo di pratica avrebbe terreno fertile in un paese come San Marino?

Penso che avranno una naturale ed invitabile evoluzione anche a San Marino. Vedo con difficoltà di applicazione – stante la nostra realtà - il tema del Voto elettronico.

Ma arrivare ad una Pubblica Amministrazione informatizzata credo sia non solo possibile ma doveroso. Personalmente sono a favore verso quegli investimenti e iniziative di adeguamento normativo per mettere a disposizione gratuitamente strumenti e tecnologie che aiutino i cittadini nella comunicazione e nell’acquisizione e produzione di informazioni.

Amy Gutman famosa teorica politica americana nonché preside dell'università della Pennsylvania, in un suo saggio affermava che la democrazia è una pratica che va insegnata, e che si dovrebbe puntare sulla formazione democratica nelle scuole. Non serve però andare in America per vedere pratiche di questo tipo. In Emilia Romagna ad esempio, ci sono progetti rivolti in questo senso, anche se i risultati sono incoraggianti ma non ancora soddisfacenti. Lei pensa che lavorare su una formazione democratica nelle scuole sia importante?

Assolutamente sì. Sono favorevole ad esempio al ripristino dell’educazione civica nelle scuole sammarinesi.

"Rinnovamento" è la parola che più spesso si sente ripetere dai politici sammarinesi. Siamo veramente alla fine di un ciclo, o anche questa volta basterà qualche piccolo sacrificio per mantenere lo status quo?

Il tema del rinnovamento politico si ripropone da anni, con una certa ritualità. Si tratta di un tema che – pur avendo come motivo principale l’obiettivo di raggiungere un cambiamento con cui si affermare idee, valori, istituti nuovi dal punto di vista civile, morale, politico – non rappresenta più una novità nel dibattito politico sammarinese.

Le ragioni di questo “stato di fatto” possono essere molteplici. Due, nell’arco degli ultimi venti anni, sono stati i passaggi sui cui – dal mio punto di vista – si è imperniata e successivamente strutturata l’impossibilità di un ricambio o, per meglio dire, l’ossificazione della classe politica sammarinese.

Il primo passaggio sicuramente si è originato e poi riscontrato nella crisi, avvenuta anche a San Marino, dei cosiddetti partiti tradizionali. Un dato difficilmente contestabile specialmente se rapportato alla difficoltà dei partiti a stare correttamente al passo con la nostra società. Una netta afonia, unita ad un’evidente mancanza di fiato, che ha creato un forte frammentazione ed una deleteria generalizzazione dell’offerta politica.

Se, infatti, è vero come è vero, che sino ai primi anni novanta i partiti erano in grado di riuscire a intercettare tra le proprie fila le variegate sfaccettature della comunità sammarinese, divenendo il riassunto più autentico della San Marino com’era, com’era stata e come stava diventando. Da quel momento in poi si è attuato purtroppo un meccanismo che ha ridotto i partiti a dei veri e propri carrozzoni elettorali.

Dei cartelli elettorali capaci sì a raccattare il consenso ma sempre più vuoti in termini di contenuti, idee e proposte. Il secondo passaggio, strettamente legato al primo, è stato rappresentato dall'alterazione dei meccanismi di selezione della classe dirigente. Le modalità di selezione della leadership e la vischiosità delle vecchie elite, favorita peraltro dalla scarsa aggressività delle giovani leve hanno poi fatto tutto il resto.

In questi anni si è cercato poi di “picconare” il sistema puntando sull’eliminazione del voto estero. Ma, dati alla mano, abbiamo visto come poi è andata a finire quando si sono fatti i conti delle preferenze. Ricordo, infatti, quanto masticavano amaro molti colleghi (della maggioranza e di minoranza) – a urne chiuse – leggendo e commentando le graduatorie elettorali.

Forse consapevoli del fatto di dover tener conto, ancora una volta, di una serie di equilibri che si sperava di vedere risolti per sempre. Parliamoci chiaro oggi percorsi di selezione della classe dirigente di un partito si valutano sulla base di due criteri: le qualificazioni necessarie per essere candidato (quindi chi è candidabile), ma soprattutto il potere di scelta sui candidati (ovvero su coloro che avranno l’obbligo di nominare e sostenere indistintamente la leadership che li ha scelti a sua volta).

Gli statuti dei partiti nostrani non pongono alcuna limitazione alle candidature, rendendo implicitamente possibile l’irruzione di figure esterne. Ma questa circostanza si è manifestata assai raramente, forse anche perché la vivacità della nostra società civile ha perso qualche colpo. Ma anche perché il potere di decidere sulle candidature è stato ed è legato spesso a logiche di voluta chiusura e di verticismo.

I protagonisti di una rinascita politica ed economica di un paese peculiare come San Marino non possono che essere i giovani. Crede nelle capacità della gioventù di questo paese?

Ho 34 anni. Sarei un vero pazzo se non confidassi sulle capacità dei giovani sammarinesi.

Siamo vicini al 2011. Cosa si augura per il nuovo anno?

Mi auguro che – dopo un periodo assolutamente schizofrenico – San Marino torni ad essere un “Paese Normale”.

Ringrazio Giovanni Lonfernini per la disponibilità.

Buon anno a tutti.

SM