lunedì 31 ottobre 2011

San Marino e quel commissariamento che non torna.


L'inaspettato commissariamento della Banca Commerciale Sammarinese, leggendo dichiarazioni e commenti che si accavallano in questi giorni, sembra proprio l'ennesima picconata ad un sistema bancario già assolutamente allo stremo. Ma a ben vedere, in questa vicenda vi sono alcuni dettagli che non tornano. E' un commissarimento atipico, quello della Banca Commerciale.

Per capire meglio cosa stia succedendo, siamo andati direttamente alla fonte, e quella che vi proponiamo di seguito, è un intervista realizzata in esclusiva per Libertas.sm al direttore della BCS, il dottor Valerio Benvenuto.

Stiven Muccioli: Banca Commerciale è stata posta in Amministrazione Straordinaria da Banca Centrale. Ma in questi giorni si è spesso parlato di commissariamento. Può spiegarci come stanno realmente le cose e la differenza tra i due provvedimenti?

Risponde il Direttore Valerio Benvenuto
Vorrei innanzi tutto specificare che la banca è sana. I conti sono in ordine e la redditività di gestione al 30/06/2011 è aumentata del 39% rispetto allo stesso periodo 2010. Detto questo, voglio specificare che la Legislazione sammarinese prevede tre livelli di intervento, tra i quali il più grave è la liquidazione coatta. L’amministrazione straordinaria è il provvedimento che nel linguaggio comune viene definito “commissariamento”, in quanto all’organo amministrativo della Banca si sostituiscono “commissari straordinari” per un determinato periodo con lo scopo di eliminare le irregolarità oggetto dei rilievi. Come peraltro contenuto nel comunicato di Banca Centrale, l’amministrazione straordinaria non pregiudica affatto la normale operatività della Banca. I nostri sportelli sono pertanto pienamente operativi per ogni tipo di transazione.

Vorrei sottolineare che la Banca non ha alcun debito nei confronti del sistema bancario sammarinese né nei confronti di istituti esterni. Inoltre la nostra Banca ha regolarmente versato 12 milioni di euro di riserva obbligatoria richiesta da Banca Centrale. Anche questo dimostra il buon andamento gestionale.

Quali sono secondo lei i motivi che hanno portato la Banca Centrale della Repubblica di San Marino ad intraprendere tale decisione?

Partendo dal presupposto che la mia presenza in banca risale dalla metà del 2010, le posso dire che si è manifestata nel tempo una scarsa considerazione nei riguardi degli azionisti. La banca, contestualmente alla delibera di aumento di capitale (Giugno 2011), aveva iniziato un programma di totale rinnovamento del consiglio di amministrazione per avvalorare un cambiamento nella conduzione. In occasione di delibere assembleari risalenti al giugno ed agosto del corrente anno infatti, sono stati inseriti nel CDA tre nominativi di inequivocabile risalto professionale, fatto che ha comportato ovviamente un “passo indietro” di amministratori di assoluta importanza nella creazione della Banca e nella sua conduzione, che non hanno tuttavia esitato a “sacrificarsi”.

Ed anche i due consiglieri rimasti dal precedente consiglio avevano nel frattempo espresso formalmente il loro consenso ad essere sostituiti nella prima assemblea, programmata per il novembre 2011, da nominativi di assoluta esperienza professionale, già individuati, che avevano già, a loro volta, confermato l’adesione all’incarico. Queste operazioni erano tutte realizzate nell'ottica di risolvere il problema sollevato da Banca Centrale. La volontà della Banca Commerciale Sammarinese era chiara. Il motivo del provvedimento quindi, non può che essere ricondotto alla indisponibilità di Banca Centrale di considerare validi i cambiamenti in corso di attuazione.

I clienti rischiano di trovarsi in una situazione simile a quella verificatasi con il Credito Sammarinese?

Siamo in una situazione completamente diversa, la Banca è aperta e operativa. Chiaramente se l'atteggiamento della clientela viene condizionato da una ingiustificata paura, questo alla lunga può creare dei problemi, così come li creerebbe a qualsiasi Istituto bancario anche di grandi dimensioni. Il messaggio che voglio inviare ai clienti è che non abbiamo debiti e che la nostra riserva obbligatoria è intatta. Di conseguenza, i clienti non rischiano nulla. In ogni caso la banca ha anche la possibilità di accedere a linee di credito garantite da titoli di proprietà sin qui mai utilizzate. Nessun problema quindi.

Conferma le trattative in corso con un grande gruppo bancario europeo di origine britannica per la vendita delle azioni di maggioranza? Subiranno uno stop dopo quanto accaduto?

Onestamente le posso dire che questa trattativa c'era ed era già trapelata anche in ambienti istituzionali. Un noto gruppo internazionale ha esplicitato l'interesse con una lettera di trattativa in corso. L'evoluzione era prevista a strettissimo giro, in quanto si era in attesa della formale delibera da parte della società che dal gruppo era stata designata a concretizzare questa operazione. L'interesse che questo gruppo può avere per San Marino, deriva secondo il mio punto di vista, dalla ragionevole certezza che in un certo lasso di tempo la Repubblica possa avere una piena operatività con l'Europa.

Si tratta di un investimento certamente non rilevante in rapporto agli asset del Gruppo, ben in grado di “attendere” i tempi di legittimazione europea di San Marino. San Marino potrebbe godere in prospettiva del valore aggiunto di assoluto livello rappresentato dal regime fiscale agevolato. Le vicende degli ultimi giorni sicuramente possono mettere in difficoltà la trattativa, ma in questo momento non sono in grado di fornirle ulteriori precisazioni.

Ritiene che le piccole banche della Repubblica siano destinate a scomparire o ad unirsi tra loro?

Secondo il mio punto di vista, in generale penso che una risoluzione dei rapporti bilaterali con l'Italia consentirebbe a San Marino di proporsi come una piazza conveniente. Per quanto riguarda il settore bancario e finanziario, il futuro dipenderà dalla volontà programmatica degli organi istituzionali. Ovvero, se si vorrà far diventare San Marino una piazza finanziaria evoluta, sicuramente questo attirerà capitali ed il settore avrebbe certamente le dimensioni per consentire la presenza di molti Istituti, come peraltro appare evidente in piazze finanziarie quali il Lussemburgo ed il Liechtenstein.

Se invece il sistema finanziario verrà visto solo in ottica domestica sicuramente e fisiologicamente verrà ridimensionato. Anche se non sempre è possibile realizzare fusioni economicamente convenienti. Una fusione infatti presuppone un progetto industriale, un piano di sviluppo che da un lato tenda ad elevare la qualità e la quantità dei servizi offerti e dall’altro consenta un utilizzo del personale in chiave produttivo/commerciale in quota assai superiore a quella attuale.

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