sabato 13 agosto 2011

San Marino. Crisi di identità

Quando Erwin Wagenhofer, nel suo celebre documentario "Let's make money", parla dei nuovi concetti figli del mercato finanziario moderno, ascolto rapito quelle parole che scandiscono in modo così chiaro quello che il sistema economico mondiale è diventato oggi. Difficile non pensare immediatamente che anche se stretti in pochi km quadrati, anche San Marino fa parte del mondo.

Anzi, più precisamente, forse fa parte proprio del mondo dipinto dal documentario di Wagenhofer. Un ingranaggio del sistema. Un sistema che al di là delle frasi demagogiche che si potrebbero facilmente tirare fuori, è semplicemente troppo grande per una micro realtà come quella dell'Antica Repubblica di San Marino. Un moloch economico che allunga i suoi tentacoli in tutto il globo terracqueo, e contro il quale è assurdo anche solo pensare di opporsi.

Il territorio, quello rurale e antico, quello fatto di pietre e sudore, di uomini e antiche torri, oggi non conta più abbastanza. Incapace di confrontarsi con la globalizzazione economica che pone un microstato dell'Europa Meridionale al cospetto di gruppi di interesse mondiali, infinitamente più potenti.

Ascoltando le parole di Wagenhofer, resta solo questo. La consapevolezza di osservare oggi, i risultati di un passaggio di un qualcosa talmente grande, talmente denso di marciume, che non si poteva far altro che subire. Siamo vittime.

Vittime non solo oggi, ma da sempre. Perché quando tolgono ad un popolo la dignità della sua fatica, del suo lavoro, non resta nulla.

I libri di storia ci raccontano che cento anni fa San Marino era un paese povero, ma degno. Nel quale la fatica del lavoro quotidiano era determinante. Era tutto. Occupare la mente e le braccia in qualcosa di produttivo per se stessi e per la propria gente significava tutto. Era la vita.

Oggi, alla gente della nostra terra è stato tolto il senso del lavoro. Inseriti per troppo tempo in un sistema che non ha richiesto sforzi, iniziative, idee. Un sistema capace di generare ricchezza senza quella intellighenzia che nei secoli ci ha contraddistinto.

Ma come recita il famoso detto, la speranza è l'ultima a morire. Oggi è tempo di osservare la depressione del nostro tessuto sociale, della nostra terra. E' tempo di comprendere che costruire un futuro ricco significa rimettersi in gioco in prima persona. Senza aspettare chi, venendo da lontano, potrebbe essere interessato a sfruttare nuovamente il nostro paese senza generare ricchezza. Senza lasciare sviluppo, ma solo edifici vuoti. Insensati.

Questo, tradotto in fatti significa imprese nuove, idee nuove capaci di utilizzare al meglio le armi che la nuova economia mondiale ci mette in mano. Vorrei sentire che il mio piccolo paese alza la testa come a dire che anche lui, nel terzo millennio ha qualche cartuccia da sparare.

Abbiamo la fortuna di essere un paese sovrano in un epoca in cui poter decidere la propria strada economica è fondamentale. Ci vuole coraggio, ma come alcune realtà locali hanno dimostrato, creare imprese competitive con il mercato è possibile. Anche in un piccolo paese come questo.

Siamo agli albori di una nuova economia, nella quale un piccolo ufficio con poche persone può generare molta più ricchezza di un'industria pesante in capannoni di migliaia di metri quadri.

Sfruttare le nostre potenzialità per generare ricchezza reale, per veder nascere idee e società vere, e non solo casseforti per il denaro degli altri, oggi non è solo un dovere, è una necessità.

SM

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sabato 25 giugno 2011

Visti di profilo.


Quando mi accinsi a scrivere la mia tesi di laurea, qualche anno fa, mi interessai al profilo del cittadino sammarinese, confrontandolo con quello di altri paesi occidentali. Ne venne fuori che prendendo come modello un “giovane” sammarinese (fra i 35 e i 45 anni), la popolazione occidentale che più gli assomigliava era quella degli Stati Uniti d'America. Sembra incredibile.

In realtà, spulciando fra i libri dell'epoca, arrivai a scoprire che di punti in comune, ce n'erano più d'uno. Non certo economici o organizzativi, ma culturali. Ideologici. Il cittadino americano, molto più di quello europeo, arrivava ad identificarsi con la mentalità indipendente ed orgogliosa sammarinese. Utilizza le nuove tecnologie e ha una visione della politica molto partecipativa e democratica.

In Europa Meridionale, San Marino è una vera e propria anomalia. Lo sviluppo del settore del terziario avanzato, con i suoi mille uffici, ha portato la popolazione fra i 35 e i 45 anni ad utilizzare strumenti tecnologici come Internet, mediamente molto prima e in modo molto più diffuso che -ad esempio- in Italia o in Francia, e le piccole dimensioni hanno fatto il resto.

Insomma: San Marino è un paese più vivo e più moderno di quanto si possa pensare. Un piccolo stato con una popolazione anziana molto numerosa, ma anche molto staccata culturalmente dalla nuova generazione che avanza. Inesorabilmente.

Analisi sociale della popolazione

Per comprendere pienamente i rapporti sociali che intercorrono fra popolazione, media e politica a San Marino, è importante capire prima di tutto chi stiamo osservando. Per fare questo, analizzeremo la situazione culturale della popolazione adulta sammarinese grazie ad una ricerca sperimentale svolta nel 2006 da Vittoria Gallina e Benedetto Vertecchi (in La cultura degli adulti: Il profilo della popolazione sammarinese. Gallina, Vertecchi, 2006).

Scopo di questa indagine era di fornire elementi di riflessione utili per avviare iniziative di sviluppo del profilo culturale della popolazione. Questo piano, presentava una significativa differenza rispetto a quelli effettuati altrove. Si teneva conto infatti, della rapida crescita della speranza di vita e della presenza nella popolazione di un notevole numero di anziani che conservano capacità utili nella vita sociale e nel sistema produttivo.

A differenza perciò, dei dati derivanti da altre indagini (pure di grande rilevanza, come quelle promosse dall’Ocse), che presero in considerazione campioni di popolazione fino al limite dei 65 anni, si tendeva per la prima volta a delineare il profilo culturale anche delle persone di età compresa fra i 66 e 75 anni.

Nel corso del Novecento si è assistito ad un cambiamento sempre più rapido nelle caratteristiche della popolazione. Da un punto di vista culturale, si è avuta la progressiva affermazione dell’educazione scolastica come condizione normale di sviluppo dell’infanzia e dell’adolescenza. Negli ultimi anni del XX secolo, si è assistito ad una accelerazione nella crescita dell’offerta di istruzione scolastica, tanto che all’inizio del nuovo secolo è apparsa consolidata la tendenza a considerare normale la frequenza della scuola per l’intera fascia dell’istruzione secondaria (prima inferiore, poi anche superiore).

Così descritto, il fenomeno sembra seguire una logica di espansione lineare. Se si accettasse questo, dovremmo giungere alla conclusione che il profilo culturale della popolazione ha presentato un’evoluzione positiva. Ma questa sarebbe un’interpretazione troppo semplicistica, che non reggerebbe alla constatazione dei tanti aspetti contraddittori che si riscontrano nei comportamenti sociali. A ben vedere, questa interpretazione non è altro che il residuo di una concezione ottocentesca del ruolo della scuola.

A dimostrazione di ciò, possiamo osservare come dalla metà del Novecento, i sistemi educativi sono entrati in crisi. Ciò ovviamente non significa che alla desiderabilità sociale si sia sostituito un rifiuto. Ma vuol dire che non è più possibile giungere alla conclusione che il profilo culturale della popolazione sia determinabile soltanto dal livello scolastico. Da un’interpretazione lineare è stato necessario passare ad una capace di raggruppare i molti aspetti della vita sociale.

Negli anni ‘80, proprio partendo dalla necessità di cambiare punto di vista, si incominciò a dubitare che la semplice fruizione di un periodo più o meno consistente di educazione scolastica fosse di per sé condizione sufficiente per il possesso nel corso della vita di competenze basilari, come quelle alfabetiche. Un’indagine Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, alla quale aderiscono tutti i maggiori paesi industrializzati) eseguita verso la metà degli anni ‘90, rivela che in Italia quasi un terzo della popolazione compresa fra i 16 e i 65 anni appare priva della capacità di comprendere testi semplici formulati in forma scritta, e solamente l’8% della popolazione dimostra di poter comprendere testi di elevata complessità.

I dati italiani, certamente inquietanti, possono in parte essere spiegati se si considera che la maggior parte della popolazione al di sotto dei 50 anni non ha potuto fruire di un periodo di istruzione di otto anni.

L’indagine effettuata nella Repubblica di San Marino consente di comparare il profilo culturale della popolazione con quelli rilevati dall’Ocse nel corso degli anni ’90 nella maggior parte dei paesi industrializzati.

La popolazione sammarinese, che conta circa 35.000 individui, costituisce una sorta di campione naturale, e non può essere assimilata a quella italiana. È vero che nei due paesi si parla la stessa lingua, che determinati fenomeni sociali hanno assunto le medesime consistenti dimensioni e che la scolarizzazione diffusa ha seguito un percorso di crescita parallelo, ma è anche vero che l’identità sammarinese deriva da una lunga tradizione storica di indipendenza, con proprie istituzioni e proprie leggi.

Il profilo del cittadino Sammarinese

Circa il 44% della popolazione sammarinese dispone di un titolo di studio superiore alla licenza di scuola secondaria inferiore, mentre circa l’11% della popolazione ha conseguito un titolo di studi secondari (laurea, specializzazione ecc.). Il risultato è che in media, si fruisce di 11,09 anni di istruzione scolastica. Già di per se, questo dato è rilevante, in quanto mostra un livello scolastico molto alto.

Uno dei dati più significativi però, è indubbiamente quello riguardo l’uso dei nuovi media di informazione. A San Marino, circa il 60% della popolazione ha competenze basilari nell’uso dei computer e circa il 40% utilizza internet per informarsi.

Questa ricerca sperimentale del 2006 ci porta a conoscenza di un altro dato importante per capire la direzione dell’evoluzione socio culturale sammarinese. Questo è ricavabile dal test di risoluzione di problemi (Problem Solving) e da quello riguardante le prove cognitive.

Paragonando questi dati con quelli di altri paesi occidentali, osserviamo che nella Repubblica di San Marino, oltre alla tendenza all’incremento dei livelli di istruzione nelle fasce più giovani, si manifestano i segni di un’involuzione tipica di molti paesi industrializzati, a cominciare dagli Stati Uniti.

Ci si aspetterebbe, infatti, che il rendimento più alto fosse dato dalla fascia compresa fra i 26 e i 35 anni, visto che tendenzialmente è la fetta di popolazione che ha terminato più recentemente il percorso di studi scolastici. Invece non è così, in quanto la fascia 36 – 45 ottiene risultati migliori. Questo fenomeno è dovuto al fatto che il modello scolastico non riesce a fornire una preparazione duratura e stabile.

Procedendo nel confronto con i dati relativi ad altri paesi industriali occidentali, è evidente come la popolazione sammarinese presenti caratteristiche praticamente identiche a quelle italiane nella fascia di età 56 – 65. Ma a dispetto di quanto si possa pensare, questa somiglianza non è la regola, ma l’eccezione. Infatti, in tutte le altre fasce di età, San Marino presenta caratteristiche molto più simili agli Usa che all’Italia. E questa somiglianza è tanto più evidente, quanto abbassiamo la fascia di età, fino ad arrivare alla fascia 25 – 35 che presenta notevoli somiglianze con i valori statunitensi.

Questo quadro della popolazione sammarinese, ci restituisce un’immagine di un gruppo sociale decisamente atipico. Da una parte, troviamo che l’incidenza numerica e culturale della popolazione anziana è assolutamente decisiva, almeno quanto in Italia, da un’altra parte, notiamo come la popolazione più giovane sia incanalata verso uno sviluppo sociale molto simile a quello di paesi come Stati Uniti, Canada e Germania.

San Marino e Stati Uniti: Il perché di alcune somiglianze sociali.

Analizzando le caratteristiche proprie della popolazione sammarinese che vengono evidenziate dai dati della ricerca sperimentale che abbiamo osservato, appare chiaro come il modello sociale dell’adulto sammarinese contemporaneo sia particolarmente simile a quello di un paese come gli Stati Uniti.

Ma questo non è un caso.

Da sempre infatti, vi è un particolare rapporto che lega la piccola repubblica sul monte Titano agli Usa. Per spiegare questa peculiarità, è necessario osservare come queste due culture apparentemente molto diverse, sono venute a contatto nel corso dei secoli.

È risaputo che uno dei più grandi vanti di San Marino è da sempre quello di potersi fregiare del titolo di “repubblica più antica del mondo”. Questa particolarità in passato evidentemente più presa in considerazione, spinse molti scrittori e giornalisti americani a raccontare di San Marino.
Uno dei momenti storici più particolari e significativi nella storia sammarinese fu certamente quello che intercorse a cavallo fra il XVIII e il XIX secolo. Fu proprio in questo periodo che gli Usa vennero a contatto con quella che era la realtà sammarinese.

A sancire l’interessamento sincero degli stati uniti verso San Marino fu John Adams, secondo presidente della storia americana. Egli, in seguito ad un viaggio nella repubblica, promosse il racconto della sua storia attraverso alcuni scritti pubblicati in patria.

Un altro contributo fondamentale a questo legame, fu indubbiamente dato da George Washington Erving, un diplomatico americano che giunse ad affermare che entrare a contatto con la realtà tipica sammarinese dovrebbe essere il motivo principale di un viaggio in Europa da parte di un vero cittadino americano. Lo Erving, ebbe lunghe discussioni con i governanti sammarinesi, su come fare politica e su concetti costituzionali quali la libertà dell’individuo e il concetto di indipendenza.

Questi contatti, nei secoli contribuirono alla moderna impostazione politico – legislativa di San Marino, addirittura avvicinando il modello sammarinese più a quello americano che a quello italiano. Il fascino che la repubblica di San Marino esercitò sui primi americani fu tale che Attilio Brilli ne “Il mito americano dell’innocenza” (in Alla ricerca della repubblica ideale. A cura di A. Brilli, 2002) descrive così questo sentimento:

“ l’interessamento americano per San Marino è naturalmente determinato dalla struttura e dal funzionamento della repubblica più antica del mondo, dall’autentico “prototipo della più perfetta e ammirevole società civile”… E’ allora l’individuo semplice, incorrotto e incorruttibile, davanti al quale s’inchinò lo stesso Napoleone, che avvince un diplomatico e un costituzionalista americano come lo Erving. In quella dimora ruvida e tenace come la roccia alla quale è abbarbicata, colma di libri di storia americana, il discendente dei padri pellegrini ritrova i germi di quella libertà, di quel candore, di quella innocenza di cui non c’è più traccia nei paesi del vecchio mondo. Vi trova una scheggia antica del nuovo mondo.” [Brilli, 2002]
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Mensile "L'Altra Repubblica"

giovedì 26 maggio 2011

Una Storia Antica come una Fiaba /2

Pubblico il Terzo (mio secondo) articolo pubblicato sul mensile "Sorpresa" sulla storia della Repubblica di San Marino. Nell'anno dei 150 anni dell'unità d'Italia, ripercorriamo a puntate la storia che ha portato San Marino a rimanere indipendente.

Buona lettura.


Nelle puntate precedenti abbiamo visto la nascita della “culla dell'idea” della Repubblica di San Marino. Di come la leggenda ha raccontato nei secoli il modo in cui nasce questa comunità. Abbiamo continuato parlando di come San Marino è entrato a far parte della storia riuscendo contemporaneamente a mantenersi indipendente, senza dover cioè dipendere da nessuno.

Continuiamo questa storia antica come una favola, il cammino di un'idea di libertà.

Siamo nei primi anni del 1200. San Marino è un feudo. Ma cosa vuol dire, dopo l'anno mille, essere un feudo? In cosa consistono i vincoli feudali?

La prima cosa che contraddistingue un feudo come San Marino, è la presenza, accanto al rappresentante del comune, di un vescovo. La città insomma, è trattata come un minorenne che non ha piena capacità giuridica. Il vescovo non è solo una figura di consulenza, è anche giudice, ed ha addirittura il potere di far modificare a proprio piacimento le norme scritte negli statuti.

Insomma, per una comunità che aspira a non dipendere da nessuno, è un bel limite. Ma come liberarsene?

San Marino inizia a lavorare al progetto già nel 1234, quando i Ghibellini (cioè la famiglia dei Montefeltro) sono in fortissima ascesa. San Marino vi si appoggia, dando il suo contributo (non si sa bene in che forma) alla conquista di importanti territori vicini. Ma all'occorrenza, San Marino non disdegna il patteggiamento e il dialogo.

Lo si vede nel 1290, quando Guido di Montefeltro, dopo aver perso San Leo, si ritira e si fa frate. San Marino riesce comunque a limitare le conseguenze dei successi dei Guelfi (i principali avversari dei Ghibellini), ma ottiene, grazie alla diplomazia, due pronunciamenti giudiziari che saranno vere e proprie pietre miliari.

Si tratta di due specifiche richieste da parte di esponenti del potere temporale del papa. Tributi insomma.

San Marino dice di no. E davanti ai tribunali dell'epoca, esce sempre vincitore.

Non paga neanche davanti alle richieste della santa sede. Rivendica la propria indipendenza.

Ma come fanno?

Quei semplici montanari, si arrampicano sugli specchi. Quei tributi non li hanno mai pagati e sono convinti, che per questo non dovranno mai pagarli. Ripetono fino allo sfinimento, che è stato il loro santo a dichiararli esenti. Sono persone semplici i sammarinesi, ma che rispondono in modo chiaro. Straordinariamente chiaro.

Verrebbe quasi da sorridere, se non fosse che alla fine, queste semplici persone riescono a vincere tutti i confronti e a non pagare mai nulla.

Il loro santo li ha dichiarati liberi. Liberi dal papa, liberi dall'imperatore e da chiunque altro.

Liberi e basta.

Continua...


Articolo di Stiven Muccioli pubblicato sul mensile "Sorpresa" di Maggio 2011

Tratto liberamente da “il cammino di una idea” di Marino Cecchetti

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Sorpresa! Mensile gratuito della Repubblica di San Marino e del circondario

sabato 16 aprile 2011

Mafie di Casa Nostra - Vertice Antimafia 2011 a San Marino



"Mafia di Casa nostra" è il titolo di un servizio che mette insieme spezzoni video tratti dalla puntata intitolata "Re Nero" di Report (stagione 2009) e da un servizio realizzato da "Libertas Web Tv" sul vertice internazionale anti mafia che si è tenuto in questi giorni (2011) a San Marino. In mezzo, uno stralcio di un'intervista di Icaro TV datata 2010 al Gip di Palermo.

Un'istantanea che cerca di rendere l'idea dell'evoluzione che il "modo" di parlare di criminalità organizzata ha avuto negli ultimi 3 anni in queste zone.

Ad oggi, Aprile 2011, un giorno si e l'altro pure, sulle testate (libere) di informazione sammarinese si parla di Camorra, di Ndrangheta e di Mafia Cinese. Con il risultato che la Repubblica di San Marino, appare sempre più agli occhi del mondo come uno dei tanti paradisi fiscali tanto cari alla malavita organizzata, con l'unica differenza che non siamo un'isola del pacifico ma un monte della Romagna.

E' un vaso di Pandora che però non rispecchia la realtà del nostro territorio. La gente di San Marino è semplice, un po' ingenua forse, ma molto orgogliosa e determinata. Un popolo sovrano dove la vita politica ribolle continuamente.

Il vero problema è che questo stesso popolo, fatica a rendersi conto del furto che ha subito. Il furto della sua terra. Della sua nazione. Un furto perpetrato con le armi della corruzione e del clientelismo.

Siamo stati derubati del nostro onore e della nostra nazione.

Ora, c'è solo da capire se finalmente, sorgerà un'alba nuova sul Titano.

Ce n'è un gran bisogno.


SM

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venerdì 25 marzo 2011

Una storia antica come una fiaba


Articolo tratto dal mensile "Sorpresa!" di Marzo 2011.

Il 17 Marzo, in tutte le piazze d’Italia si celebra l’unità nazionale. 150 anni dalla nascita del Regno d’Italia. Sul Titano ovviamente la festa non c’è. Oggi, questo fatto sembra scontato, ma un secolo e mezzo fa, le cose erano diverse e l’indipendenza di un monte del Montefeltro fra la Romagna e le Marche era un fatto certamente anomalo. Come si spiega? Come ha fatto San Marino a salvarsi?

Racconteremo la vicenda in più puntate, partendo dall’inizio. Dalla fondazione di San Marino. E’ una storia antica, che inizia come una fiaba.

C’era una volta, su una piccola isola della Dalmazia, un tagliapietre. Un uomo umile, di fede cristiana, che aveva un sogno: mettere le sue capacità al servizio di Dio, per costruire un tempio in suo onore. Ma lì, in quel piccolo anfratto montuoso del mondo, non era possibile.

Era infatti il periodo buio delle persecuzioni anticristiane dell’imperatore Diocleziano. Un tempo nel quale, essere cristiani significava dover scappare. Fuggire.

Fu così che anche il nostro tagliapietre dovette andarsene dalla sua terra e, insieme ai suoi compagni, prese il mare e approdò sulle sponde dell’Italia. Su una costa che oggi conosciamo molto bene. L’arenile di Rimini.
Una volta in salvo, il tagliapietre ricominciò a lavorare al suo sogno.

Fu così che un giorno, mentre andava alla ricerca di una nuova cava, ebbe occasione di salire su un monte che aveva attirato la sua attenzione. Una cima ripida. Difficile da raggiungere. Che i Romani, proprio per questo motivo avevano trascurato.

Il tagliapietre no. Anzi, questo era proprio il tipo di terreno che cercava. Arenaria buona per costruire e vette che puntano verso il cielo. Il luogo adatto per ergere un tempio attorno al quale formare una piccola comunità.

Uomo d’arte e di fede, il tagliapietre della Dalmazia aveva completato il suo obiettivo e, quando morì, lasciò in eredità alla comunità sia il monte, che il suo nome, Marino.

Era il 3 settembre dell’anno del signore 301, e la leggenda narra che nacque proprio in questo modo la piccola ma orgogliosa comunità Sammarinese.

Continua...

Articolo di Stiven Muccioli (Tratto liberamente da: “Il Cammino di un’idea” di Marino Cecchetti)

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Sorpresa! Mensile Gratuito della Repubblica di San Marino e del circondario

giovedì 17 marzo 2011

E 150 anni fa San Marino si prendeva un po' di merito


Si celebra oggi l'unità d'Italia. Cento cinquant'anni dalla fondazione ufficiale del regno.

Un secolo è mezzo di storia non è certo poca cosa, anche se qua sul monte Titano, di acqua sotto i ponti ne è passata molta di più. Fra Italia e San Marino, la storia d'amore è di quelle degne di un romanzo, piena di alti e bassi, dispetti, litigi e scappatelle. Fino ad arrivare ad oggi, quando al compleanno più nobile, l'antica Repubblica di San Marino non si presenta.

Proprio come fra amanti separati sotto lo stesso tetto. Indifferenti l'un l'altro per farsi più male.

Alla fine del diciannovesimo secolo invece, le cose stavano in modo molto diverso. Lo possiamo apprendere da una voce dell'epoca, che giunge ai giorni nostri grazie alla ristampa del "Diario di Rimini - il giornale delle Romagne" oggi riproposto in edicola da il Resto del Carlino.

Una riedizione del quotidiano del 17 marzo 1861. Un numero celebrativo dell'Unità d'Italia, che nelle sue pagine interne, dedica un trafiletto anche al Titano. E' un articolo senza firma, dal quale vogliamo estrapolare l'inizio e la fine per rendervi un po' più chiara la situazione dell'epoca.

"San Marino Urla: Diteci Grazie!"

Vedrete che un giorno Garibaldi renderà merito anche alla nostra piccola Repubblica se c'è stata l'Unità d'Italia. Così la pensano sul monte Titano e probabilmente con ragioni pensano che senza l'ospitalità offerta all'eroe dodici anni fa, forse tante cose sarebbero state diverse.

...Si parla che il prossimo mese San Marino conferirà la cittadinanza sammarinese a Giuseppe Garibaldi il quale fra amici sta dicendo che andrà superbo se potrà essere Cittadino di cotanto virtuosa Repubblica, vista la generosità mostrata in un'ora di suprema sciagura per lui e per l'Italia.

...

Si parlò di "scampo garibaldino", e sul Titano sono convinti che avranno il premio della continuità della loro repubblica anche in questi momenti turbolenti. Grazie alla diplomazia.

La Repubblica di San Marino, ebbe quel premio e mantenne la sua indipendenza. Grazie alla diplomazia e al coraggio.

Una triste prova che se è vero che la storia ci insegna, è altrettanto vero che scordiamo in fretta le lezioni.


Buon compleanno, Italia.

SM

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Articolo pubblicato su libertas.sm

giovedì 24 febbraio 2011

Voci dall'Altra Repubblica


Pubblico un'intervista rilasciata qualche giorno fa su un magazine di San Marino.

Dal magazine "L'Altra Repubblica"

Stati D'animo

Oggi è tempo di ricostruire, di impegnarsi per un nuovo orizzonte. Per questo abbiamo deciso di chiedere alle nuove generazioni e a chi si spende per una Repubblica «altra» di farci una analisi della situazione sammarinese e di prospettarci alcune possibili soluzioni. Leggerete di sogni e di rancori, di speranze e di idee concrete. Queste energie, questi stati d’animo, devono essere il primo tassello di un «fronte comune» per ridisegnare San Marino dal basso. È finito il tempo dei potentati economici, delle logge massoniche e delle mafie. Contro abusi di potere e prepotenze San Marino nella storia ha sempre vinto. Noi crediamo ci siano le condizioni per vincere anche questa volta e dare continuità alla nostra Repubblica.

Stiven Muccioli è

direttore generale Belcom

srl e responsabile

commerciale Vetroresine

Ecologica snc. Inoltre è

editor di Libertas.sm e

blogger.

-Perché pensate che sia necessario impegnarsi per una nuova politica?

La crisi economica che sta straziando i paesi occidentali ha portato una ventata di cambiamento impensabile solo fino a qualche anno fa. L’Europa e di conseguenza l’Italia, hanno stretto un laccio intorno al collo dei paesi a fiscalità agevolata come San Marino, che ora vedono agonizzare la loro gallina dalle uova d’oro. Il sistema economico che negli ultimi trent’anni ha portato ricchezza sul Titano, oggi è diventato di colpo obsoleto e incompatibile con le nuove logiche. La nuova politica sammarinese deve essere in grado di rispondere adeguatamente a questa nuova sfida, partendo dalla realizzazione di profonde riforme strutturali in grado di avviare una nuova economia sostenibile e adeguata al mondo moderno. Agire diversamente significa isolare il Paese. Ricordiamoci che i margini di peggioramento, sul Titano, sono purtroppo ancora molto ampi.

-Su chi ricade secondo voi la responsabilità dello stato attuale di cose?

Ci sono responsabilità gravi, soprattutto chi ha permesso alla criminalità organizzata di entrare nel Paese deve pagare. Per quanto riguarda la situazione generale però, è troppo facile dare la colpa ad altri. La verità è che il “vecchio” sistema portava un benessere rapido, diffuso e soprattutto facile. Impossibile da ottenere in condizioni normali. Questo oggi è un vero e proprio problema sociale. Diventa molto difficile, infatti, andare a spiegare a cittadini fino a ieri viziati e coccolati, che la pacchia è finita, e che bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare sodo per tenere a galla la nave. Le potenzialità di San Marino sono enormi. Ma per sfruttarle è necessario uno sforzo comune.

-Come immaginate una nuova politica?

Mi immagino una politica in linea con quella che è la storia di San Marino. Repubblica significa Democrazia, e Democrazia significa potere del popolo. La Repubblica di San Marino non ha bisogno di grandi statisti per essere governata bene. Servono persone con buone idee e con la volontà di unire una piccola comunità per il raggiungimento di un obiettivo comune e avere un forte senso di comunità. La politica non deve strafare né sviluppare un’eccessiva ingerenza. Il suo compito deve limitarsi a mettere il Paese nella condizione di esprimersi al meglio, controllandone le storture l’indirizzo.

-Qual è l’obiettivo principale che vi proponete?

Creare i presupposti per veder nascere una «nuova San Marino». Un paese “ all'avanguardia” in tutti i campi. Che fa delle sue ridotte dimensioni e della sua indipendenza una forza Maiuscola. Una politica che parla di territorio, di investimenti e di persone. Troppo spesso, la nostra classe dirigente dimentica che San Marino non è un piccolo Paese dentro all'Italia, ma una orgogliosa Repubblica indipendente al centro dell’Europa. Quando si parla di storia e di democrazia, le dimensioni contano poco.

-Quali sono le vostre proposte?

Il sistema economico di San Marino non esiste. È un’invenzione. Una vera economia del territorio va sviluppata partendo da alcuni capisaldi e dall'esperienza di importanti realtà locali che già oggi sono consolidate a livello internazionale. Prima di tutto, quindi, va stabilita la nuova linea politica. Una linea che deve necessariamente essere improntata all'eccellenza. Uno Stato piccolo per avere la possibilità di emergere deve aumentare il numero delle sue attività d’eccellenza, in modo da potersi confrontare con i mercati europei sul piano della qualità. Per arrivare a questo, però, servono tempo ed investimenti. Oggi, diventa fondamentale creare un polo attrattivo per nuovi soggetti economici e, contemporaneamente, sviluppare una nuova classe imprenditoriale figlia del territorio. Dobbiamo porre le basi per creare la «San Marino del futuro». Un paese che potrebbe avere standard produttivi e servizi elevatissimi. Un paese di cui andare fieri.


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www.libertas.sm

Mensile "L'altra Repubblica"